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Archivio per la categoria ‘truffe’

L’inganno dei senza vergogna!

29 Ottobre 2017 5 commenti

Parliamo di PENSIONI
Sono un pensionato col RETRIBUTIVO da ormai otto anni ma, se parlassi solo per perorare la mia causa credo che sarei poco ascoltato. NO, voglio difendere la causa di tutti i “nonnetti” pensionati d’Italia e voglio farlo perché tra Boeri e certi sedicenti fautori delle politiche “di sinistra” si sta facendo a gara a chi la spara più grossa contro la sostenibilità del nostro sistema pensionistico. Il detto Boeri poi, per misteriose ragioni (ma credo che lo faccia perché la cifra “grossa” fa più effetto) si lancia in proiezioni pluridecennali per farci rabbrividire di fronte a mostruosi “buchi” di bilancio che subirebbe l’INPS e quindi la Nazione se i prossimi lavoratori non andassero in pensione già agonizzanti. Non voglio però entrare nelle odiose pieghe della legge Fornero che incrementano l’età di pensionamento. Premesso che credo che l’attacco alle pensioni sia legato alla vigliaccheria (oltre che all’inciviltà di chi non rispetta i propri anziani) di chi non teme che i vecchietti possano scendere in piazza con nodosi bastoni, proprio perché vecchi, malandati e non organizzati, dimostrerò, con semplici e lineari conteggi, come sia del tutto falso l’assunto per cui il retributivo rappresenta il godimento di somme mai versate ed il contributivo il recupero di quanto il lavoratore ha messo da parte nell’arco di una vita di lavoro. In realtà, scusate se anticipo ma devo darvi una buona ragione per leggere il resto, in entrambi i sistemi il pensionato non recupera un fico secco.
In realtà, si sa benissimo che alla base del degrado economico e produttivo c’è una politica economica inetta, la scelta del modello thatcherian-reaganiano che conviene solo alle potenti multinazionali della finanza, la miopia crudele delle grandi potenze che hanno fatto inginocchiare la piccola, innocua Grecia che si poteva salvare con pochi spiccioli del bilancio comunitario, la volontà di distruggere un sistema di garanzie costruito in oltre un secolo di lotte animata dallo scopo di poter fare del lavoro un’arma di ricatto e del lavoratore un obbediente suddito. Si sa pure che tutto ciò non ha funzionato e rischia di essere un boomerang ma le potentissime lobby della finanza temono che ogni cedimento possa scoperchiare la pentola e tengono duro. Che fare allora per distrarre l’attenzione dalla verità? A chi si può addossare la colpa dei disastri? Semplice, ai tanti pensionati d’Italia.
Le pensioni sono state già massacrate, però c’è ancora un po’ di spazio per sollecitare la guerra tra poveri: ci sono le famigerate PENSIONI RETRIBUTIVE e poi si può battere pure la grancassa delle PENSIONI D’ORO! Questa sì che è un’idea: la maggior parte dei pensionati, che sono circa 17 milioni, ha un reddito da fame nera, prende dai 400 ai 1000 euro, non ha neppure i soldi per un giornale e vede al massimo la televisione. Cosa c’è di più facile che sollecitare il più antico dei sentimenti, l’invidia, e dire loro che la misera situazione dell’Italia è colpa di chi ha una pensione dignitosa? Inoltre la cosa si può spendere bene anche presso quella massa di disoccupati e lavoratori marginali che, ignoranti come cocuzze perché titolari di una squalificata licenza media, e talvolta anche di un altrettanto squalificato diploma, ma incapaci (lo dicono gli enti preposti, non io) di comprendere il significato di un testo e di fare semplici operazioni aritmetiche, si berranno come oro colato le fandonie di prezzolati giornalisti televisivi dagli stipendi milionari che diranno loro che una pensione di 3000 euro lordi (poco più di 2000 netti) è un vergognoso spreco che lo Stato non si può permettere ed è stata ottenuta con mezzi loschi senza aver versato un decente corrispettivo nell’arco della vita lavorativa. A tal fine si rievoca la vecchissima legge Rumor, abolita ormai da 25 anni che consentì alle madri di figli piccoli con più di 15 anni di anzianità nel pubblico impiego di avere una pensione. Che tale pensione fosse ben modesta (solo il trattamento della contingenza, ormai abolita, e la presenza dello stipendio del marito rendevano conveniente l’offerta. La legge infatti fu varata per evitare di aggravare le casse dello Stato della spesa necessaria ad aprire un numero conveniente di asili ed asili nido e fu quindi un subdolo risparmio, non un aggravio di spesa) ed oggi corrisponda a poco più del trattamento minimo per la modesta percentuale delle donne che avevano allora i requisiti viene opportunamente taciuto. Viene ugualmente taciuto, per lo stesso motivo, che i cosiddetti baby-boomers, cioè quella gran quantità di bimbi che nacque nei primi anni del dopoguerra e fanno paura alle casse dell’INPS per l’alto numero, sono andati in pensione dal 2009 in poi, il che vuol dire che la loro pensione contributiva, quando è tale, si è calcolata sulla retribuzione media degli ultimi 10 anni (che possono talora essere anche in decremento) e non sull’ultimo stipendio – come si dice, mentendo, nei dibattiti televisivi – perché anche questa regola appartiene ormai all’archeologia previdenziale e la promozione in uscita che serviva ad aumentare la pensione era applicata come prassi solo presso le forze armate e la polizia dove poi non si andava in pensione ma “a riposo”, e non a carico dell’INPS (cosa introdotta per tutti dal governo Monti per coprire gli ammanchi della pubblica amministrazione che, in sostanza, aveva sempre omesso di accantonare i contributi dovuti) ma a carico del Tesoro, cioè dell’unica “tasca” indifferenziata dello Stato. Inoltre chi non aveva almeno 18 anni di contributi quando fu reintrodotto il contributivo (nel ’95) ha un trattamento misto di pochi anni retributivi e molti contributivi, se però ha cominciato nel ’93 o dopo ha il contributivo puro. Il retributivo puro si applica quindi solo ha chi ha lavorato con continuità da prima del ’77.
La cosa peggiore poi è che alti funzionari dell’INPS ed influenti personaggi politici vadano dicendo con grande sicumera che nessuno ha contribuito tanto quanto poi riceve da pensionato.
Permettetemi allora di fare “i conti della serva”. Mi perdonino i barbuti ragionieri della previdenza, avvezzi a conti complicati ed infiniti: io mi baserò sulle semplici quattro operazioni delle scuole elementari. Il risultato sarà forse un po’ approssimativo ma credo che ognuno potrà riconoscerne la congruità.
Cominciamo con l’informare il povero stipendiato, spesso ignaro dei meccanismi e quindi facilmente indotto in errore, che il contributo versato alla cassa di previdenza pensionistica non è la piccola somma che vede così indicata nella busta paga (quella è la quota a suo carico), ma corrisponde al 33% dello stipendio LORDO. Ciò vuol dire che la parte che compete al datore di lavoro (la più grande) è, di diritto, un elemento stipendiale e non un regalo; non viene indicata nel lordo per puro espediente contabile.
Veniamo dunque ai conti:
Per ogni 100 euro di lordo, ci sarà quindi un versamento contributivo di 33 euro mentre il lavoratore, di quei cento euro ne vedrà circa 60 DI NETTO (non solo per la previdenza ma per IRPEF, SSN e altri addebiti vari). Detto lavoratore vede quindi, per ogni cento euro lordi di retribuzione, una paga netta annua di 60 x 13 = 780 euro e versa all’INPS 33 x 13 = 429 euro per anno. Se il lavoratore ha diritto al trattamento retributivo, vedrà, dopo 40 anni di onesto lavoro, una pensione corrispondente allo 80%, e cioè 48 euro mensili corrispondenti a 48 x 13 = 624 euro annui per ogni 100 euro di retribuzione media degli ultimi 10 anni di lavoro percepiti. Ma quanto ha versato nei suoi 40 anni di contribuzione? Ha versato 429 x 40 = 17.160 euro per ogni 60 euro mensili percepiti al netto. Ora, se dividiamo per le tredici mensilità pensionistiche la somma accumulata si otterranno gli anni di pensione che il lavoratore si è messo da parte, questo senza guardare né agli interessi né alla rivalutazione che a tale somma andrebbero attribuiti durante il periodo di vita del pensionato.
Facciamo dunque questo conto: 17.160 : 624 = 27,5 cioè ventisette anni e sei mesi. Quindi un lavoratore pensionato ai classici 65 anni di età esaurirà, se ci arriva, il capitale da lui accumulato all’età di 92 anni e sei mesi. Viva la faccia dei soldi “rubati ai figli!”. Dato che la speranza di vita di un 65enne è di arrivare a 82 anni, col retributivo gli buggerano dieci anni di versamenti.
Se quel medesimo lavoratore andasse in pensione col contributivo, vedrebbe un trattamento pensionistico pari a circa 30 euro mensili, cioè 390 euro l’anno per ogni cento euro lordi di retribuzione media, e vedrebbe risarcito il proprio contributo all’età di 109 anni.
Concludiamo: a mio parere LA VERA TRUFFA E’ IL CONTRIBUTIVO! Il vero motivo del deficit previdenziale è da imputare al fatto che mentre la previdenza dovrebbe essere un sistema mutualistico basato sulle cifre versate, l’assistenza agli invalidi, ai cassintegrati e agli anziani che non hanno contribuito dovrebbe essere a carico della fiscalità, cioè delle tasse, del Tesoro, come negli altri Paesi. Così non è perché lo Stato ha scaricato tutto sulle spalle dei lavoratori per coprire i propri ammanchi di cassa ed ora si attaccano i pensionati perché difficilmente potranno mai costituire una forza di resistenza organizzata (che fanno, scioperano?). VERGOGNA!!
Una società che non rispetta i propri vecchi non è civile.
Caro Boeri, malgrado gli oneri impropri cui l’INPS è assoggettato, una parte dell’ammanco di cassa (per carità: una PICCOLA parte) non potrebbe essere dovuta a sperperi dell’ente previdenziale come i super-premi ad un folto numero di dirigenti cui si attribuiscono meriti da super-eroe o anche a disorganizzazione interna?
Giuliano Bertoni.

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A volte perfino la RAI…

10 Febbraio 2012 22 commenti

Già, a volte perfino la RAI fa trasmissioni utili e interessanti. Si parlava delle varie truffe che vengono fatte in giro, specialmente a carico degli anziani e non solamente. C’era anche la narrazione delle vicissitudini di un giovane che… per amore di una (ipotetica) bella russa ci ha rimesso quasi 5000 euro, oltre a dispiaceri e delusioni.

Cos’era successo? Gli arriva una mail con una foto, una ragazza russa (che mi pare si facesse chiamare Ekaterina) gli scrive e gli manda una sua foto (bellissima).

Il giovane va in sollucchero (va in estasi per chi non conosce la parola) e risponde. Inizia una corrispondenza che si fa, via, via, sempre più intima. Lui vorrebbe vederla, almeno sul PC, ma lei non ha la WebCam e neanche i soldi per acquistarla. Lui le manda 50 euro ma… niente da fare. Lei obietta che le connessioni in Russia sono lente e che la WebCam non funziona.

Vabbè. Le mail si susseguono e lui è sempre più innamorato (direi cotto a puntino) vorrebbe conoscerla di persona ma lei non ha i soldi per il passaporto, poi non ha i soldi per un’assicurazione che pare sia obbligatoria, e poi ancora non ha i soldi per l’aereo. Nessun problema, provvede a tutto lui e, tra una cosa e l’altra, ci rifonde quasi 5.000 euro.

Giunge il tanto atteso giorno dell’arrivo dell’aereo e il nostro giovane (che abita in un’altra città) prende l’auto e va all’aereoporto. E’ un gentiluomo e quindi acquista anche un mazzo di fiori (altri 10 euro + benzina per l’auto, etc etc.) . Ovviamente dall’aereo non scende, e mai scenderà, l’oggetto dei suoi sogni. Insomma, è stata una truffa bella e buona.

La gente, nella sala della RAI, sghignazzava mentre il giovane raccontava la sua sfortunata avventura e lo considerava un allocco. A me invece ha fatto pena. Quanti giovani, e non soltanto giovani, si sentono soli e abbandonati, non riescono a trovare un affetto e si lasciano trascinare da un sogno… proibito? Credo non ci sia molto da ridere sulla sofferenza e sulla frustrazione di un giovane che si era innamorato.

Imgenuo? ecco forse sì, troppo ingenuo per rendersi conto di quanti schifosi truffatori ci siano in giro che probabilmente le inventano tutte pur di fregare la gente! Secondo me quella Ekaterina non è mai esistita e dietro le mail c’era un ometto furbacchione.

Comunque la morale, purtroppo, è una: mai fidarsi di nulla e di nessuno. Vi arrivano mail dalla Banca (spesso sconosciuta) che vi chiede certi dati personali? Cestinatela senza neppure aprirla. Attenti alle foto che spesso contengono virus, controllatele prima e accertatevi da chi vengono. Vi arrivano richieste di ipotetiche fatture non pagate? Cestinatele. Vi avvertono che avete fatto una vincita strabiliante?Cestino! Vi offrono un soggiorno gratuito in albergo? Cestino.

Sconosciuti, magari con tanto di tessera fasulla, bussano alla vostra porta? Non aprite. Affermano di essere forze dell’ordine? non aprite lo stesso e telefonate ai carabinieri.

Perchè ho fatto questo post? un po’ per sottolineare qualche sempre utile avvertimento, ma soprattutto perchè la lettera di una bella, anzi bellissima, russa è arrivata anche a me, la vedete nella foto, ed è una certa presunta Katia.  Ovviamente, data la mia non più giovane età, non le ho dato alcun peso e anzi le ho consigliato di rivolgersi a qualcuno molto, ma molto più giovane di me.

Ho anche diffidato parecchio di quella mail e temuto che, in qualche modo a me sconosciuto e per fini impensabili, potesse esserci alle spalle qualche organizzazione criminale. Fortunatamente l’unica cosa che poteva esserci dietro era una truffa, identica a quella in cui è caduto il ragazzo della trasmissione RAI.

Mi sono però chiesto, se io avessi avuto solo vent’anni cosa avrei fatto di fronte a un così bel faccino dall’aria così mite e pulita? Chissà. Meglio che nessuno si ritenga mai maestro ! Ciao amici.

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