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INFERNO

14 Marzo 2012 29 commenti

Da “il Corriere.it”

MILANO – La Divina Commedia deve essere tolta dai programmi scolastici: troppi contenuti antisemiti, islamofobici, razzisti ed omofobici. La sorprendente richiesta arriva da «Gherush92», organizzazione di ricercatori e professionisti che gode dello status di consulente speciale con il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite e che svolge progetti di educazione allo sviluppo, diritti umani, risoluzione dei conflitti.

ANTISEMITISMO – «La Divina Commedia – spiega all’Adnkronos Valentina Sereni, presidente di Gherush92 – pilastro della letteratura italiana e pietra miliare della formazione degli studenti italiani presenta contenuti offensivi e discriminatori sia nel lessico che nella sostanza e viene proposta senza che via sia alcun filtro o che vengano fornite considerazioni critiche rispetto all’antisemitismo e al razzismo».

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       INFERNO canto 18 (bis)

Luogo è in inferno detto Malebolgie

tutto di pietra di color ferrigno ,

come la cerchia che dintorno il volge.

Ma l’esigenza di novello spazio

fece allargar la cinta delle mura

per dare posto ad un novello strazio.

Perché l’idiota, che non era un tempo

soggetto all’ira del Signore Eterno,

giunse a tal grado di cialtroneria

da meritare anch’esso di dovere

soffrir la pena della sorte ria

e prender le frustate nel sedere.

In questo luogo, da tristezza spinti

ci ritrovammo in mezzo a quei  lamenti

talmente acuti che sembravan vinti

da tremendo dolore quelle genti.

A la man destra udivo nuovi strilli

novo tormento e novi frustatori

che s’accanivan sopra gli imbecilli.

Di qua, di là su per lo sasso tetro

vidi demon cormuti con gran ferze

che crudelmente li battean di retro

Chiesi a lo duca mio, dolce maestro

quale ignobile colpa li condusse

a subire la pena del capestro?

Ed egli a me, che ciò non ti spaventi

è gente giunta qui, sembra da poco ,

son, per la maggior parte consulenti

di quell’associazion  che in alto loco

alle Nazioni Unite fe’ domanda

di gettar la “Commedia” dentro il foco.

Mentr’io andava, li occhi miei in uno

furon puntati ; e io si tosto dissi:

“Gia di veder costei non son digiuno”

E la frustata celar si credette

bassando  ‘l viso; ma poco le valse,

ch’io dissi: “O tu che l’occhio in terra getti

se le teorie che porti non son false,

Valentina Serena, se non menti,

cosa ti spinse a tal temerità?

cosa ti mena a sì tristi tormenti?”

Ed ella a me : “Mal volentier lo dico

ma qui mi astringe dir la verità,

che mi fa sovvenir del mondo antico…

lo feci per aver pubblicità”.

 

Per coloro che avessero dei dubbi confermo che, chiesto e ottenuto l’aiuto del padre Dante, il canto 18 bis è stato scritto da me. Sergio

Traduzione in prosa moderna:

Nell’inferno c’è una località che si chiama Malebolge, è pavimentata con delle pietre color ruggine così come il muro che la circonda. Poiché lo spazio iniziale non era sufficiente, le mura furono ampliate per consentire l’arrivo di nuovi condannati  alla sofferenza. Questo perché il Padreterno che  un tempo non puniva gli imbecilli, si accorse che erano diventati così numerosi e così stupidi da meritare a loro volta di andare all’inferno e di essere frustati.  Dante, e il suo maestro Virgilio, pur rattristati da ciò che vedevano, andavano avanti  e si trovarono in mezzo a gente che sembrava soffrire terribilmente.

Sulla destra si udirono altre grida e da ogni parte di quel luogo tetro, di pietra, si videro altri diavoli che frustavano il sedere degli imbecilli, accanendosi contro di loro. Dante, chiese a Virgilio, che gli faceva da guida, quale fosse la grave colpa che aveva costretto quella gente a subire la pena della corda. Virgilio gli rispose di non spaventarsi, si trattava di consulenti dell’ONU che avevano proposto di eliminare dagli studi la “Divina Commedia” Camminando, Dante scorse una persona e gli sembrò di conoscerla. La donna, mentre era frustata, cercò di non farsi individuare abbassando la testa . Dante però la riconobbe e le chiese: Valentina Serena se la tua teoria era giusta, se non hai mentito, per quale motivo hai proposto queste sciocchezze?  E lei rispose: non vorrei dirlo, ma questo posto mi costringe a essere sincera e mi fa ricordare le esigenze della società nella quale lavoravo. L’ho proposto per farmi pubblicità.

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La Manovra

24 Giugno 2010 10 commenti

tasche_vuoteManovra correttiva, debito pubblico, PIL, sono i termini che da più giorni ci martellano le orecchie creando spesso paura e disagio tra le persone che, come me, non hanno fatto studi specifici in materia e hanno scarsa comprensione del significato di queste parole.

L’importo di questa manovra correttiva è di 24 miliardi di euro (pari a circa 46.500 miliardi delle vecchie lire) e dovrebbe servire a riportare al di sotto del 3% il rapporto deficit-pil da qui al 2012.

Detto in parole comprensibili. dovrebbe trattarsi di un provvedimento “strutturale” (e cioè di un piano a lungo termine con soluzioni definitive) finalizzato a ridurre il debito pubblico.

Per debito pubblico si intende il debito che ha lo Stato  nei confronti di tutti coloro, individui privati, imprese, banche o soggetti stranieri, che hanno sottoscritto obbligazioni (quali BOT e CCT) destinate a coprire il fabbisogno finanziario statale o l’eventuale deficit pubblico.

Il debito è la conseguenza del fatto che lo Stato ha speso e spende più di quanto incassa: è come se una famiglia per far fronte alle proprie necessità avesse richiesto dei prestiti per comprare cose utili ma anche cose inutili e superflue sperperando notevoli quantità di denaro. Su questi prestiti, non dimentichiamo che si pagano gli interessi che contribuiscono a dar crescere ulteriormente il debito.

L’alto ammontare del debito dipende dalla politica economica perseguita dallo Stato italiano, e proseguita durante le crisi petrolifere degli anni settanta e primi anni ottanta. Già negli anni ’60 era stato istituito un esteso sistema di protezioni anche in materia di lavoro, sanità e pensioni per venire incontro alle richieste dei cittadini. Tuttavia tale sistema si è rivelato in molti punti inefficiente ed estremamente costoso, sia a causa del progressivo invecchiamento della popolazione sia per l’ingigantirsi delle inefficienze burocratiche, ma anche e soprattutto per le malversazioni e gli sprechi fatti da una pletorica struttura amministrativa nelle regioni e negli enti locali ripartita in numerosissimi, costosi e spesso, inutili, centri . Peraltro, per sostenere la produzione e dunque la crescita, si ritenne di dover seguire ricette di espansione della spesa pubblica finanziata non con un aumento della tassazione, ma con l’indebitamento statale. Ancora nel 1985 la tassazione media in Italia era del 34,6% del PIL, contro il 41% della media europea e il 45% della Francia.

Si pensi, ad esempio, che il solo mantenimento dell’apparato burocratico delle province, enti solo molto parzialmente utili, costa attualmente al cittadino italiano circa 43 euro pro-capite (e ben 83,5 euro nella regione Calabria).

Il PIL (prodotto interno lordo) è il valore complessivo dei beni e servizi prodotti all’interno di un Paese in un anno, in altre parole se si moltiplica il reddito pro-capite di ogni persona per il numero dei cittadini si ottiene il PIL che è una misura basilare usata in macroeconomia.

il debito pubblico ha attualmente raggiunto la cifra di 1.760,76 miliardi, pari al 115,8% del Pil. La crisi economica, e la conseguente flessione del reddito, oltre ad alcuni sgravi fiscali, hanno rallentato la crescita delle entrate; questo vuol dire che, siccome siamo poco più di 63 milioni di persone, per azzerare il debito pubblico ogni cittadino (compresi i neonati) dovrebbe versare allo Stato quasi 28.000 euro.

Riusciremo mai, sia pure in tempi lunghi, a riportare il debito pubblico al di sotto del PIL? Auguriamocelo, perché se ciò avvenisse e si riuscisse sia a ridurre le spese inutili, sia a recuperare anche solo il 50% dell’evasione fiscale che viene stimata in circa 124 miliardi, lo Stato avrebbe immense possibilità di rilanciare l’economia, di aumentare i posti di lavoro e di dedicare i fondi necessari alla scuola, alla sanità, alla ricerca e alle attività culturali.

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Esidra è volata via

29 Gennaio 2010 5 commenti

Non potevo crederci, non volevo crederci.  Sono ancora frastornato, angosciato, commosso. Una cara, dolce, bella e sensibile persona, ancora giovane, alla quale mi hanno legato e mi legano profondi sentimenti di affetto e di amicizia non c’è più.
Chi l’ha conosciuta su questa piattaforma ha probabilmente provato nei suoi confronti e verso i suoi scritti sentimenti diversi, dai più affettuosi ai più increduli ed ai più malevoli. E questi ultimi l’hanno spesso profondamente ferita e delusa.
Quando mi sono trovato a parlare con lei di mie vicende personali, con dolcezza, ma anche con severità, mi ha dato i consigli che solo una madre può dare, ed io, che sono tanto più vecchio di lei, li ho accolti con lo stesso animo di un figlio.
Pur essendo profondamente laico e come molti laici, imbevuto di positivismo e razionalità, ho sempre letti con estremo interesse i suoi messaggi nei quali trovavo motivo di meditazione e, perché no, di conforto. Quella Città Celeste che lei ci presentava, rispondeva perfettamente a tutto ciò che noi vorremmo fosse una luminosa realtà: un Dio a misura d’uomo, sereno e scherzoso, buono, veramente paterno, consapevole e tollerante delle nostre piccolezze e dei nostri errori ma inflessibile nei confronti del male assoluto.
 Forse non tutti riflettono su quanto si è sempre sentito tradizionalmente citare nelle nostre case e nelle chiese: il “timore di Dio”. Di una persona buona e pia si dice che è “timorata di Dio”. Ma il Dio di Esidra non è un Dio che incute timore, così come nessun figlio dovrebbe aver mai timore del proprio padre se questi è un buon padre. Rispetto, sì, amore certamente, ma timore mai.
Ognuno è padrone di credere o no nel divino, o che i messaggi di Esidra provenissero da Dio. Quello che è certo è che Esidra è sempre stata sincera e in assoluta buona fede, del tutto sicura di essere una sensitiva e di scrivere solo e soltanto ciò che le era suggerito dall’Alto. Certo i suoi scritti hanno talvolta scandalizzato le persone più integraliste e legate alla tradizione, perché hanno capovolto molte delle cose che s’insegnano nelle chiese e nei seminari, spogliandole di quegli elementi di paura e di vergogna che hanno da sempre angosciato e terrorizzato le persone più sensibili; ma quei messaggi ci insegnavano in pratica a varcare serenamente la soglia della speranza, così come raccomandava Giovanni Paolo II°; e non è forse con queste certezze che un credente vorrebbe vivere?
Una cosa è sicura; più e più volte le previsioni che Esidra mi ha confidato si sono avverate: la guarigione di una persona che sembrava moribonda, così come la dipartita di un mio caro amico, malato sì, ma non in modo tale da far presagire una sua imminente fine.
Mi disse anche che conosceva il giorno in cui si sarebbe ricongiunta col Padre e che aspettava con ansia questo momento che sarebbe venuto presto. Non le credetti; lei così giovane ancora e piena di salute non poteva certo andarsene prima di me. Invece aveva ragione e il 16 gennaio ha voluto indossare le sue ali e volar via.
Per renderle omaggio, e per ricordarla a quanti le hanno voluto bene, voglio riportare qui di seguito uno dei suoi messaggi, inedito, ma che fa parte di quelli che, con tanto affetto, ha avuto la bontà di inviarmi in seguito a una mia richiesta, quando ha rinunziato a lasciare altri scritti sul suo blog.

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Pensionati ricchi e…ingrati!

23 Gennaio 2010 5 commenti
Alcuni amici pensionati hanno visto, con stupore, che la prima rata di pensione percepita nel mese di gennaio è risultata inferiore, anche se non di molto, a quando percepito nei mesi dello scorso 2009.
La cosa ha destato maggiore amarezza in quanto, solitamente, con il nuovo anno si percepisce un piccolo aumento in conseguenza di un molto parziale e opinabile adeguamento al costo della vita.
Che cosa è successo? Sono state aumentate le tasse nonostante le affermazioni governative di non voler mettere le mani nelle tasche dei cittadini?  In effetti, aumenti delle tasse ci sono stati, sono aumentate quelle sui tabacchi e sui valori bollati ma non quelle sull’IRPEF (imposta sul reddito delle persone fisiche).
Come mai, quindi, le pensioni sono diminuite? Esaminando a fondo il problema ne ho scoperta la causa: com’è noto l’ISTAT con dei complicati (e molto contestabili) calcoli, rileva mensilmente e annualmente l’andamento dei prezzi dei generi di prima necessità; ci piaccia o meno questi sono i dati su cui dobbiamo impostare i nostri conti.  Chi paga l’affitto, le bollette varie, i generi alimentari e l’abbigliamento, oltre alle spese scolastiche e universitarie per i figli, sa bene come la lieve diminuzione di qualche spesa non abbia assolutamente compensato l’aumento di tante altre cose che è inutile enumerare, tuttavia l’ISTAT da quest’orecchio non ci sente e dobbiamo subire necessariamente i suoi rilevamenti e accettarli con fede e devozione.
Ecco quindi cosa è successo: nel 2009 era stata applicata un’aliquota previsionale di aumento del costo della vita dell’ 1,33% e su questa base vi era stato un adeguamento delle pensioni. Ora l’ISTAT ha accertato che quell’aumento è invece stato dell’ 1,32% e quindi tutti gli Enti Previdenziali stanno recuperando quella differenza sia sulla pensione di gennaio che su quella di febbraio.
Per l’anno 2010 l’adeguamento previsionale al costo della vita è invece pari allo 0,7%  (non sgranate gli occhi, vi sembra poco? E invece è proprio così, gente di poca fede!) e quindi chi percepisce una pensione (lorda) fino a un massimo di euro 2.288,80 godrà (!) di questo consistente aumento – quindi, per essere chiari- quei ricchi pensionati che percepiscono tale cifra (lorda) avranno in più ben 16 euro (sempre al lordo e sempre dopo che saranno stati detratti i soldi indegnamente percepiti in più lo scorso anno)!
Quelli invece, ma si tratta di ricchi sfondati, che vanno oltre quella cifra avranno su tutta la cifra eccedente un aumento pari allo 0,525%, vale a dire che chi percepisce una pensione lorda da nababbi pari a 3.288 euro avrà, oltre ai 16 euro di cui sopra, ulteriori 5 euro.
Ovviamente è del tutto trascurabile che una pensione lorda di 3.000 euro si riduca dopo il drenaggio fiscale a soli 2.100 euro. E’ sempre una cifra talmente rilevante che neanche il Sultano del Kuwait se la sogna!
Come diceva la buonanima… allegriaaaa.
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Asilo nido…di vipere!

7 Dicembre 2009 12 commenti
Tutti abbiamo appreso, con orrore, i maltrattamenti cui sono stati sottoposti i piccolissimi ospiti del nido Cip Ciop di Pistoia.
Se non vi fossero state le riprese delle telecamere della Polizia, probabilmente non avrei mai creduto che due donne, due “educatrici”, potessero arrivare a una tale infamia nei confronti di creature così piccole e indifese.
Non so se questo sia un residuo retaggio di tempi lontani, (ma non troppo), nei quali era accettato e considerato normale picchiare i bambini. Mi auguro, però, che neanche allora si arrivasse a seviziare con tale malvagità dei piccoli poco più che neonati.
Se qualcosa di buono ha portato il tempo trascorso, è una maggiore consapevolezza e una più grande attenzione nei confronti dei criteri con cui trattare ed educare i bambini. Non più tardi di cinquanta o sessanta anni fa era considerato “normale” schiaffeggiare o sculacciare i propri figli. Anche nelle scuole vi erano insegnanti pronti a ricorrere alla bacchetta. Forse ancora peggiore era il metodo educativo usato da certe suore in alcune scuole private ove il bambino “discolo” era costretto a stare ginocchioni su ceci o fagioli.
Meno lesivo, ma forse più mortificante e crudele era l’abitudine di punire i ragazzini svogliati delle scuole elementari costringendoli ad andare dietro la lavagna o a indossare le famigerate “orecchie d’asino”,
Anche i proverbi popolari (mazza e panelli fanno i figli belli) e alcuni passi della Bibbia (particolarmente seguiti nei Paesi di religione prevalentemente protestante) incoraggiavano, purtroppo, le punizioni corporali.
Dice, infatti, la Bibbia (Proverbi 23:13,14) “Non risparmiare la correzione al fanciullo; anche se lo batti con la verga, non morrà; lo batterai con la verga, ma libererai l’anima sua dallo Sceol (inferno)”
Fortunatamente, da qualche tempo diversi governi si sono posti il problema e hanno regolato la materia con opportune leggi.
Ho letto, e qui riporto, delle interessanti informazioni: “Dopo aver già bandito le bacchettate a scuola nel 1990, la Nuova Zelanda è stata, finora, tra le ventiquattro na­zioni al mondo cosiddette «buone»: quelle, cioè, che proi­biscono il castigo fisico sia in classe sia in casa. La prima, nel 1979, è stata la Svezia, seguita dalla Finlandia (1983) e dalla Norvegia (1987). In seguito, il divieto per genitori e insegnanti è sta­to approvato anche in altri Pae­si, soprattutto europei (19 ad oggi il totale) tra cui Germania, Grecia e Ungheria. Quanto all’Italia, niente castigo fisico nel­le scuole dopo un percorso ini­ziato dal Regio decreto 653 del 1925 che vietò le bacchettate negli istituti secondari, fino ad arrivare alla sentenza della Cas­sazione del ’96 che condannò le punizioni corporali in classe”.
Naturalmente però sono molto perplesso sul terrorismo, a mio avviso eccessivo, indotto dai vari mezzi di comunicazione e riguardante le “gravissime conseguenze psicologiche” che incomberanno sulla vita futura delle piccole vittime del nido di vipere di Pistoia. Sono certo che I bambini siano molto più saggi e resistenti di quello che vogliono farci credere, e sarà sufficiente non stressarli con il continuo ricordo dei maltrattamenti subiti e, soprattutto, circondarli di affetto e di amore per fare lentamente svanire, fino a scomparire del tutto, eventuali postumi di quell’inqualificabile esperienza.
Spero che la Giustizia faccia il suo corso con la dovuta severità, e anche se credo che per questi reati le pene non siano particolarmente pesanti mi auguro che le due “streghe” passino veramente qualche annetto nelle patrie galere. Non credo che vi sia oggi nessuno di noi disposto ad accettare che siano loro concessi gli arresti domiciliari o sconti della pena per le consuete “attenuanti generiche”.
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IL DECLINO

28 Ottobre 2009 16 commenti

A Roma un uomo di grande onestà e capacità, una persona che ha avuto la debolezza di cedere a un’esperienza sessuale particolare, è stato crocifisso da quattro mascalzoni che, appartenendo all’arma dei carabinieri e avendo quindi l’obbligo di difendere i cittadini, l’hanno invece ricattato e distrutto anche mediante la complice ipocrita connivenza della stampa, della televisione, e di "scandalizzati" uomini politici.
Sì parlo del dottor Marrazzo, un galantuomo e una persona perbene il cui "peccato", se così vogliamo chiamarlo, era e doveva essere una faccenda privata, anzi, privatissima, della quale solo la sua famiglia poteva chiedergliene conto.
Anche l’Arma dei Carabinieri, una delle Istituzioni più benvolute dagli italiani, ne esce con le ossa rotte.
La fiducia della gente in quelli che dovrebbero essere i caposaldi della democrazia e della libertà sta sprofondando in un baratro.
Nessuno si salva più e nessuno è più del tutto immune da questo dilagante malcostume , da questo nauseante "pettegolume", da questa infinita serie di maldicenze, insulti, attacchi personali  che invece di essere combattuta e osteggiata è sempre più monopolio dei grandi poteri dello stato: la stampa, la televisione, la magistratura, i rappresentanti del popolo.

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Se giovane e bella tu vuoi restare l’acqua di fonte devi gustare

12 Ottobre 2009 25 commenti
Molti anni addietro c’erano diversi pregiudizi sull’acqua potabile: chi diceva che facesse ingrassare, chi diceva che facesse dimagrire, chi diceva che facesse addirittura male e che fosse meglio bere il vino (l’acqua ‘nfracida  e’ bastimient’ a’ mmare – l’acqua fa infradiciare anche le navi – antico detto napoletano).
Spesso, in diverse città, l’acqua aveva un pessimo sapore e talvolta un cattivo odore, ma i nostri genitori o i nostri nonni trovarono la soluzione usando quelle note bustine (sono tuttora in commercio) che rendevano l’acqua frizzante e gradevole al palato.
Da tempo gli imprenditori avevano compreso che imbottigliare e vendere l’acqua era un “business” di tutto rispetto, ma, dagli anni 50 in poi la vendita delle acque minerali o oligominerali ha assunto un incremento incredibile, accompagnato ovviamente da una martellante e spesso fasulla pubblicità. Oggi le favolette del giorno battono sulla salute, la bellezza e la forma fisica che sarebbero garantite dall’uso di quelle particolari marche. Spiacente per chi ci crede: non c’è nulla di vero.
Che vi siano acque curative è una realtà scientificamente dimostrata, ma è altrettanto dimostrato che gli effetti di queste particolari acque, su specifiche malattie, sono validi quando la cura è effettuata direttamente alla fonte negli appositi stabilimenti termali.
Il più grande e imponente mercato è tuttavia quello della normale acqua da tavola che beviamo nelle nostre mense. E’ incredibile come gli italiani siano creduloni in questo campo: addirittura noi consumiamo mediamente ogni anno circa 200 litri d’acqua minerale pro capite mentre i nostri vicini svizzeri ne consumano meno della metà.
Il costo dell’acqua minerale è inoltre cresciuto di oltre il 40% in poco tempo. Si tratta di una spesa enorme, che oltre ad essere quasi sempre inutile, è dannosissima per l’ambiente (milioni di bottiglie di plastica) e spesso anche per la nostra salute: le confezioni vengono da lontano e sono di sovente immagazzinate all’aperto per settimane o mesi, esposte al sole e ad eventuali contaminanti.
Oggi l’acqua che scende dai rubinetti delle nostre case è notevolmente più sicura di quanto fosse un tempo, è sottoposta, per legge, a controlli e analisi giornaliere e può considerarsi uguale o addirittura migliore rispetto a quella che acquistiamo nelle confezioni, pagando un prezzo di circa 1000 volte superiore.
Una importante e indipendente associazione di cittadini ha recentemente analizzato le acque potabili di 35 città il risultato è che l’acqua del rubinetto è “Buonissima, sicurissima, comodissima e non ha nulla da invidiare a quella che si presenta chiusa in bottiglia e accompagnata da bei marchi (Altroconsumo)”
L’unica città ove l’acqua, vergognosamente e scandalosamente non è potabile, a causa d’infiltrazioni di acqua di mare, è Reggio Calabria, mentre le migliori acque sotto tutti gli aspetti sono quelle di Potenza e di Campobasso.
Anche le varie dicerie su eventuali danni provocati da acque ricche di sodio o di calcare sono una bufala. Le uniche cose che il calcare può danneggiare sono gli elettrodomestici e non il nostro organismo. Anche le acque particolarmente “dure” quali quelle di Napoli (42 F.)  o di Latina (43 F.) non presentano quindi alcun rischio.
Quanto al “sapore” dell’acqua, talvolta fastidioso per un sentore di cloro, è sufficiente lasciarla riposare qualche tempo e metterla in frigorifero per eliminare qualsiasi retrogusto.
Un’altra sciocchezza è quella dei “filtri depuratori” anche questi decantati dalla pubblicità televisiva. Le uniche persone cui quest’acqua insipida e molliccia può far bene sono i produttori di questi costosi e inutili apparati. I filtri e la depurazione sono utili solo se impiegati per ridurre la formazione di calcare negli elettrodomestici.
Un’altra sciocchezza è l’invito a bere molta acqua che spesso c’è propinato dalla TV. Bere poco, in particolare nella stagione calda e trattandosi di persone anziane, fa sicuramente male, ma in tutto ci vuole moderazione: bere un paio di litri d’acqua al giorno certamente favorisce la diuresi, idrata l’organismo e pulisce i reni; bere quantità smodate d’acqua fa invece male e può provocare gravi problemi. L’ideale è bere moderatamente in base all’età, alla temperatura esterna, all’omeostasi del proprio organismo e all’attività svolta. Occorre anche evitare di bere in abbondanza prima di praticare uno sport defatigante.
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La Sindone

7 Ottobre 2009 14 commenti

Nel 2002 la famosa "Sindone" è stata sottoposta a un lungo e delicato restauro conservativo del tessuto di lino.

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Dove eravamo rimasti?…

5 Giugno 2009 10 commenti

“Dove eravamo rimasti?” Ricordate? Con questa frase riprese la sua rubrica televisiva lo sfortunato Enzo Tortora. Il “caso Tortora” contribuì notevolmente ad accrescere la mia fondamentale tendenza all’innocentismo. Per mia natura, salvo casi clamorosi in cui la colpevolezza dell’imputato è fuori discussione, sono portato a ritenere che non sempre le accuse che si muovono alle persone siano vere. Non riusciranno mai, infatti, a farmi credere che la Magistratura sia un “Totem” intoccabile e infallibile e che le sue sentenze siano sempre giuste e non criticabili.

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La ballata dell’amore perduto

1 Aprile 2009 12 commenti

E’ straordinaria e di gran lunga superiore alla nostra la capacità di amare e la profondità dei sentimenti del sesso femminile, o almeno di una loro cospicua parte.

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