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L’Intruso.

Un piccolo “assaggio” da L’Intruso:

«Buongiorno, professò. Sempre intento a leggere i vostri libri, eh? Eravate così distratto che se non stavo attento vi venivo addosso! Che cosa stavate leggendo di bello?»

«Ah, salve Gennarì, stavo leggendo questa interessantissima storia su di una nobile famiglia napoletana: i Sanseverino. Oggi ci sono un’infinità di cose che per noi sono talmente ovvie che non ci meravigliamo più. Pensa quanto sia facile e normale trovare una stoffa sottilissima e impermeabile con cui realizzare un mantello.»

«Ma certo, professò, con la plastica si fa tutto. E che ci vuole a fare una pellecchia… cioè un impermeabile di plastica? Tra l’altro non costa quasi nulla, anche mio figlio ne ha uno in una busta che si porta sempre appresso quando va in moto!»

«È vero Gennarì, ma la plastica è un’invenzione abbastanza recente. Ti rendi conto che oggi siamo in grado di produrre dei colori, da utilizzare per gli affreschi, che possono mantenere per secoli il loro splendore?»

«Normale, professò.»

«No, non lo è. Ci sembra normale, perché la scienza ha fatto enormi progressi. Ma molte cose non sarebbero normali neanche oggi. Secondo te, saremmo capaci, anche ai tempi nostri, di creare una lanterna in grado di bruciare e far luce per un tempo lunghissimo senza lasciare residui?»

«Beh, non saprei. Credo di no.»

«Credi di no, eh? E se questa lanterna la volessimo fare con un teschio ridotto in polvere e mischiato con altri elementi?»

«Uh, mamma mia, professò. Che schifezza e che brutta cosa. Certo che no! Ma che mi raccontate?»

«E questo è ancora niente. Non dimenticare che abbiamo oggi mezzi di trasporto anfibi, in grado quindi di viaggiare sia sulla terra sia sull’acqua, come anche sistemi per dissalare e rendere potabile l’acqua di mare, ma secondo te, chi, anche oggi, sarebbe in grado di metallizzare vene, arterie e organi interni di un cadavere o trasformare un cardinale in una… sedia?»

«In una sedia? Un cardinale? Professò, ma che mi dite? Siete sicuro di sentirvi bene?»

«Sto benissimo, Gennarì, non fare lo scostumato, e… che diresti se tutte queste cose, insieme con moltissime altre, fossero state tutte progettate e realizzate nel 1700 da un solo uomo?»

«Direi che mi state davvero facendo preoccupare, professò. Io vi porto rispetto, vi voglio bene assai e vi stimo, però…»

«Facciamo così, amico mio, voglio farti vedere di persona una cosa, tanto siamo vicini. Vieni con me così ci rechiamo in uno dei  molteplici cuori antichi di Napoli: Piazza S. Domenico Maggiore.»

«Va bene, professore. Andiamo pure, tanto è qui dietro…»

Fatti pochi passi, dalla piazza entrano in una stradina: via Francesco de Sanctis, dove si trova la Cappella della “Pietatella“, oggi nota come Cappella Sansevero.

La Cappella oltre ad essere un capolavoro del barocco napoletano è anche un prezioso ed enigmatico scrigno di arte ermetica, misteri, allegorie e simbolismi rosacrociani che farebbero la gioia di uno scrittore come Dan Brown, autore del discusso romanzo “Il Codice da Vinci”.

Il professore prende sottobraccio Gennarino, paga i biglietti d’ingresso ed entrano nella Cappella. L’aspetto è di una piccola chiesa straordinariamente ricca di statue, di affreschi e di sepolcri, ma, forse per le luci basse, forse per l’atmosfera che si respira, Gennarino è preso da una strana inquietudine. Solo ora gli viene in mente la voce che circola tra i più anziani abitanti della zona: strane luci e strane presenze notturne, un organo che talvolta suona nella chiesa chiusa e vuota mentre intorno si diffonde un lieve profumo d’incenso. È un po’ preoccupato e cerca di restare sempre molto vicino al professore.

«È una specie di chiesetta, vero, professò? Tu guarda che strano, ne avevo anche sentito parlare ma non c’ero mai venuto. È piccolina però.»

«Sì, in effetti è solo una Cappella, e ora te ne racconto la storia. La sua costruzione iniziò nel 1613 per opera di Alessandro, Principe di Sansevero e Patriarca di Alessandria; interrotta nel 1642, fu ripresa e completata nel 1744 da Raimondo di Sangro, VII Principe di Sansevero. Questi è il personaggio misterioso che ci interessa: e sai chi era? Si dice un mago, uno stregone, un diabolico alchimista, un novello Leonardo da Vinci, un filosofo, uno scienziato in anticipo sui tempi, il misconosciuto maestro del ben più noto Cagliostro? Non se ne parla molto, ma la sua storia è davvero interessantissima.»

«Un mago, professò? Ma quando mai?! Esistono davvero i maghi? A me, me pare ‘na strunzata.»

«Forse sì… e forse no. Lui era un diretto discendente di Carlo Magno, Grande di Spagna, Principe di Castelfranco, di Fondi, Duca di Torremaggiore e di Martina. Si chiamava Raimondo, nacque il 30 gennaio del 1710. Era il terzo figlio di Don Antonio di Sangro e Cecilia Caietani d’Aragona. Ancora piccolissimo aveva dovuto sopportare la malattia e la morte della madre e dei due fratelli. Il padre, dopo varie vicissitudini: era un gran donnaiolo, un uomo alla costante ricerca di facili avventure, e pare abbia anche assassinato alcuni avversari, si pentì e si ritirò a fare penitenza in un convento.»

«Quindi, ‘sto Raimondo era rimasto quasi orfano, come faceva a vivere? Chi lo aiutava?»

«Restava ancora il nonno, che mandò il ragazzo a studiare a Roma presso un collegio di altissimo livello dei Padri Gesuiti. A vent’anni il giovane tornò a Napoli. Aveva una cultura, un ingegno e una fantasia molto superiore a quella di tutti gli altri nobili della sua città.»

«Eh, professò, quando uno studia impara un sacco di cose, così come avete fatto voi. Quindi è normale, no?»

«Tanto normale non direi. Era appassionato di alchimia e di meccanica, fabbricò e regalò al Re Carlo III di Borbone dei sottili mantelli impermeabili da utilizzare nelle battute di caccia. Inventò anche un cannone, fatto con una speciale lega da lui creata, molto più leggero degli usuali cannoni di bronzo, e un fucile a retrocarica oltre ad una carrozza anfibia e a tutte le altre cose dette all’inizio. Entrato a far parte della confraternita massonica dei Rosacroce ne divenne Gran Maestro ed entrato in possesso degli antichi riti alchemici risalenti ai sacerdoti egizi, trasformò in un laboratorio e in una tipografia la cantina del suo palazzo. Durante la notte, da una finestrella uscivano rumori, odori tremendi e volute di fumo colorate che atterrivano i passanti.»

«Professò, non mi fate impressionare. Già ci sta quel tizio avvolto in una rete che mi guarda storto…»

«Tranquillo, Gennarì, è solo una statua. T’interessa sentire la storia di questa Cappella, o no?»

«Sì, sì. Professò. Dite pure. Basta che mi state vicino.»

«Desideroso di passare alla storia, Raimondo spese somme enormi per terminare la costruzione della Cappella di san Severo, coordinando l’opera di pittori e scultori con attenzione quasi maniacale, e utilizzando fino in fondo le sue conoscenze alchemiche.»

«Bella questa statua! Chi è, professò, è Gesù?»

«Sì Gennarì. È il Cristo velato, scolpito dal Sammartino. Un Gesù morto, il cui viso, scavato dalla sofferenza, e tutto il resto del corpo, piagato dalle ferite, s’intravede con assoluta perfezione sotto il sudario: un velo sottilissimo di marmo che ricopre tutto il Cristo. Vedi? più avanti c’è “la Pudicizia”, una donna nuda, bellissima e sensuale che si appoggia a una lapide spezzata. Anch’essa, opera di Antonio Corradini, è interamente ricoperta da un velo di marmo e rappresenta la madre del Principe, morta a soli ventidue anni.»

Il seguito… lo troverete nel libro, acquistabile qui da Amazon in ebook o in brossura a €.6,50.

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Categorie:cultura Tag:
  1. sergio
    29 Maggio 2017 a 9:41 | #1

    @Giovanna
    Sì, proprio così! :D Purtroppo capita spesso, non è più come ai vecchi tempi. Un abbraccio.

  2. Giovanna
    28 Maggio 2017 a 16:32 | #2

    Era un intruso :-D

  3. sergio
    21 Maggio 2017 a 18:43 | #3

    @Giovanna
    Grazieeee! ;D :D

  4. sergio
    21 Maggio 2017 a 18:42 | #4

    @Blog Admin
    fatto!

  5. Blog Admin
    20 Maggio 2017 a 15:44 | #5

    Sto Joseph Jaild “mi puzza”. Meglio se lo cancelli.

  6. Giovanna
    19 Maggio 2017 a 17:49 | #6

    :-) Ehhh questa si che è una buona strategia di vendita :-D

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