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Il giorno della memoria.

Padova 1946. Dopo lo sfollamento siamo tornati nel nostro palazzo di piazza Spalato. Ora la piazza ha cambiato nome, si chiama piazza Insurrezione. Il nostro appartamento non è più disponibile, è stato abitato da un’altra persona: un certo Clocchiatti, un comunista che asserisce di poter occupare il nostro alloggio in base alle sue benemerenze politiche e all’autorizzazione di non so quale Comitato di Liberazione.

Mia madre, la piccola palermitana da sempre combattiva, sale le scale, picchia alla porta e l’affronta.

«Che cosa ci fa in casa mia? se ne vada subito!»

«Sono stato regolarmente autorizzato dal Comitato, cara signora. Io mi sono fatto quasi vent’anni di carcere. Lo sa?!» sbraita l’individuo che ha aperto la porta.

«Ed io neanche un giorno!» ribatte sprezzante mia madre. Gira i tacchi e se ne va, lasciando l’uomo a bocca aperta sull’uscio, frastornato e irritato.

Troviamo rifugio, provvisoriamente, in un altro appartamento al secondo piano dello stabile. Sulla targhetta, a fianco del campanello, c’è ancora il nome della famiglia che un tempo lo abitava: ing. Cxxxxx Rxxxxx. Incontrando Riggio, il vecchio portiere, ancora seduto nell’atrio dietro la sua scrivania, lo interrogo.

«Riggio, la famiglia Cxxxx Rxxxxx ha traslocato? Hanno cambiato casa?» Mi osserva, perplesso, e non risponde. Noto che è molto invecchiato durante quegli ultimi tre anni che siamo stati via. Ha delle pesanti borse sotto gli occhi, rughe più profonde sul viso e i capelli, un tempo appena grigi, sono ora tutti bianchi. Dal suo sguardo vuoto mi sembra di capire che forse non mi ha riconosciuto o non mi ha sentito. Insisto: «Riggio, e allora?»

«No, ragazzo mio, non hanno cambiato casa, sono venuti i tedeschi e… li hanno portati via.» borbotta, sputando le parole tra i denti quasi a fatica.

«Portati via? dove? e perché?» mormoro, ricordando, con un colpo al cuore, quella dolce allegra bimba, mia coetanea, che un tempo mi faceva gioire e arrossire quando rispondeva al mio saluto con un sorriso.

«Erano ebrei. I militari tedeschi li hanno caricati su un camion e sono partiti. Non sono tornati più, nessuno di loro. L’ingegnere, la moglie, il ragazzo grande, la figlia… Nessuno più.»

Impallidisco, capisco e le gambe mi tremano. Solo il giorno prima, passeggiando sotto i portici della strada che conduce al Prato della Valle mi ero imbattuto in una mostra all’aperto che esponeva oggetti e fotografie provenienti dai campi di concentramento nazisti: fotografie di montagne di cadaveri ammucchiati in fosse comuni, oggetti personali delle vittime, abiti maschili e vestiti da donna, scatoloni pieni di capelli, altri ripieni di denti ai quali erano state sottratte le capsule d’oro, un libro malconcio rilegato con una copertina giallastra che sembrava recare dei tatuaggi. Sul cartello che lo indicava c’era scritto: fatto con la pelle umana di una delle vittime.

Piango.

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  1. sergio
    10 Febbraio 2017 a 18:07 | #1

    @ProfG
    Grazie, Gianluca! sempre gentilissimo. :)
    Nota per i miei amici: Se non conoscete il bravissimo e spiritoso Gianluca Gemelli non vi perdete una visitina al suo blog. lo trovate qui: https://teladoiolanarrativa.blogspot.it/2017/01/mistero-zygmunt.html?showComment=1486863286394#c2084060112456751648“>

  2. 4 Febbraio 2017 a 12:41 | #2

    Grazie per questo ricordo, bello e toccante

  3. Julien
    31 Gennaio 2017 a 17:23 | #3

    @sergio Sul finire degli anni 50 (ero poco più di un bambino) leggevo golosamente dei libri di fantascienza che, per lo più, potremmo definire di “fantapolitica”. Allora mi pareva pura fantasia: c’era sì la guerra fredda e la minaccia nucleare ma il mondo era decisamente diverso. Nei paesi occidentali le basi della democrazia e la volontà di pace apparivano solidissime ed immutabili e le mire imperialistiche dei due blocchi sembravano essere solo la ricerca di zone di influenza. Santa ingenuità! Si può dire, col senno del poi, ma allora davvero ci si sentiva lontanissimi da volontà serie di scontro e pure i paesi arabi, malgrado l’ingresso bellicoso di Israele, cercavano un modus vivendi pacifico col mondo occidentale. Un mondo che sembrava comunque coeso ed alleato.
    Oggi devo mestamente ammettere che quella fantapolitica mi sembra essere stata profetica. Concordo con te: non vedo seri motivi di ottimismo, al massimo conservo uno scampolo di speranza.

  4. sergio
    31 Gennaio 2017 a 1:55 | #4

    @Julien
    Spero solo che il mio sia il pessimismo della vecchiaia, ma i segnali che ci pervengono da ogni parte sono terrificanti. Temo che solo un miracolo potrebbe modificare in meglio una situazione mondiale che già da tempo si è avviata lungo un cammino che lascia ben poco spazio alla speranza.

  5. sergio
    31 Gennaio 2017 a 1:49 | #5

    @Giovanna
    Purtroppo sì, Giovanna. Questo è realmente avvenuto parola per parola. Avevo solo 11 anni ma ricordo tutto, ed è solo una piccola parte di quello che passammo e di quello che vedemmo in quegli anni.

  6. Giovanna
    29 Gennaio 2017 a 21:38 | #6

    ……meditate che questo è stato…

  7. Julien
    29 Gennaio 2017 a 17:35 | #7

    Be’, penso che commentare sia superfluo. Forse è appena il caso di sottolineare che girare la testa dall’altra parte, perché tanto non ci riguarda personalmente, o così crediamo, non è la cosa migliore: ogni bruscolo di libertà, ogni sia pur piccola conquista di diritti va difesa giorno dopo giorno perché sono cose costate lacrime e sangue a chi ci ha preceduto e possono sempre andare perdute. Se un domani dovesse toccare a noi con quale faccia potremmo chiedere giustizia?

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