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25 Novembre 2016 5 commenti

Scopri che liberale sei con il test della FLE

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Che liberale sei?
Sei un Liberale Classico

Credi nel libero mercato e nella competizione, ma ritieni che lo Stato debba fare da arbitro. Sai che l’arbitro può essere talvolta corrotto, quindi non vuoi affidagli troppi poteri. Sei pragmatico e non ti piace fare troppa ideologia.

Ritieni che il liberalismo debba essere soprattutto un metodo e che ci si debba focalizzare sui singoli problemi. Hai idee precise, ma ami rimetterle in discussione. Diffidi di coloro che dicono di avere la libertà in tasca. Credi che, per essere liberali, si debba essere anche liberisti; ma pensi anche che essere liberisti non basti per essere considerati liberali: è condizione necessaria ma non sufficiente.

Sei un liberale vecchio stile. Se non indossi gli occhiali pince-nez alla Cavour è solo perché il tuo ottico non li vende più.

Lettura consigliata: Storia d’Europa nel secolo decimonono - Benedetto Croce

Categorie:Attualità Tag:

Scontri Dimenticati: La Georgia e la Battaglia di Didgori (1121)

21 Novembre 2016 Nessun commento

Marzo 27, 2012 Scritto da Zweilawyer

battaglia-didgori-1121

La Georgia è uno di quei paesi la cui conoscenza, da parte di molti storici occidentali, è piuttosto fumosa. Lo stesso dicasi per l’evento particolare rappresentato dalla Battaglia di Didgori.

Molto tempo fa vi avevo parlato della Battaglia di Avarayr, facendo un breve riassunto della situazione armena nel V secolo. Poco più a nord, nello stesso periodo, stava crescendo un’altra realtà politica, quella georgiana.

Semplificando la reale situazione, la Georgia di quel periodo era divisa fra i Regni di Lasica (la vecchia e ben più famosa Colchide) e di Iberia, entrambi pressati dall’Impero Romano e da quello Sasanide. Fu proprio un re d’Iberia, Vakhtang I, a tentare una prima unificazione della Georgia. Vakhtang, molto vicino a Roma, riuscì ad aumentare la zona di influenza dell’Iberia, ma dopo la sua morte e quella del figlio, l’Iberia tornò ad essere una provincia sasanide. Analogamente a quanto accadde per l’Armenia, anche la Georgia fu costretta a subire il traumatico passaggio dal mondo greco-romano-persiano a quello arabo.

Georgian_States_Colchis_and_Iberia_(600-150BC)-en.svgUna mappa della situazione geopolitica “georgiana” fra 600 e 150 a.C. (fonte: wikipedia)

L’invasione di Marwan Ibn Muhammad, del 735, fu devastante. Gli arabi rasero al suolo villaggi e città e gran parte della popolazione cercò rifugio nelle fortezze montane. La resistenza georgiana fu strenua, le perdite del futuro califfo molto pesanti. La crudeltà di Marwan divenne leggendaria, anche a causa della tortura e condanna a morte di due principi Argveti che avevano rifiutato la conversione all’Islam.

Attorno al 750 venne fondato l’Emirato di Tbilisi, ma la resistenza georgiana continuò a prosperare, grazie soprattutto alla famiglia Bagration. Re Ashot il Grande riuscì a strappare dalla mano araba molte terre ed il Regno di Tao-Klarjeti divenne una importante enclave indipendente stretta fra Bisanzio e Islam.

Rimanevano anche altri stati indipendenti, come l’Imereti e l’Abkhazia, e fu proprio la famiglia Bagration ad unificarli, sotto Bagrat III (978), in un unico Regno di Georgia.

Come avrete notato, sono partito da fatti molto anteriori alla data citata nel titolo. Questo breve riassunto è stato però necessario a evidenziare i momenti più rilevanti che portarono allo scontro di Didgori.

Nonostante l’unificazione, in Georgia continuarono le guerre intestine fra Bagration e altre famiglie. Le cose precipitarono nella seconda metà dell’XI secolo, quando i Selgiuchidi di Alps Arslan attaccarono  la Georgia. Attorno al 1064, quasi tutta la Georgia orientale era in mano turca. Le forze militari dei due avversari erano troppo differenti perchè i georgiani potessero respingere i Alps Arslan e, dopo la Battaglia di Manzikert (1071), i Turchi ebbero la strada spianata per l’ingresso in massa anche nella Georgia Occidentale (e in tutta la regione caucasica).

L’evoluzione della situazione dall’inizio del IX all’inizio dell’XI secolo.

Chiunque abbia un poco di dimestichezza con gli studi storici, avrà notato che proprio in questi momenti di difficoltà estrema emergono spesso dei grandi leader. Le Georgia ne ebbe uno molto particolare, visto che salì al trono a 16 anni.

Davide IV successe al padre, Giorgio II, nel 1089, per delle ragioni non ancora appurate in maniera completa. Grazie alle sue buone doti di statista (e, immagino, grazie a dei consiglieri navigati) riuscì, nell’ultimo decennio dell’XI secolo, a rosicchiare buona parte del dominio turco nella Georgia orientale.

Fra il 1092 ed il 1103 eliminò la minaccia interna rappresentata dal ducato di Kldekari, che da oltre un secolo era in guerra con la casa dei Bagration (ed era giunto ad invocare l’aiuto dei Selgiuchidi); nello stesso periodo si rifiutò di pagare il tributo ai Turchi e non accettò un titolo onorifico concessogli da Bisanzio (che non aveva perso il vizio di seppellire i potenti locali sotto una montagna di sebastos, protosebastospanhypersebastos, ecc.).

In sostanza, Davide IV si liberò del giogo turco e, dall’altro lato, si pose di fronte a Bisanzio in condizioni di parità. Dopo l’appello di Urbano II, che portò alla prima Crociata, Davide (nel 1097) smise di pagare anche il tributo diretto al Sultano.

Grande sostenitore della Chiesa, Davide IV pose le più importanti cariche religiose sotto il controllo della corona, ma le fece partecipare in maniera concreta alle decisioni fondamentali per la vita del paese. Costruì chiese e monasteri, che divennero fondamentali per la rinascita culturale del paese (il Monastero di Gelati è il più famoso) assieme all’educazione dei giovani. Riguardo a questi ultimi, Davide ne selezionò un certo numero per mandarli a studiare a Costantinopoli, in modo da poter tornare in patria con un buon bagaglio di conoscenza storiche, scientifiche ed artistiche.

Nel frattempo (parliamo sempre dei primi due decenni dell’XI secolo), Davide riuscì ad arrestare tutti i contrattacchi dei Selgiuchidi e ad ampliare ulteriormente il suo dominio. Non ci furono scontri campali, ma battaglie minori e assalti alle numerose fortezze sparse per la Georgia (Samshvilde, Dzerna, Rustavi, Kaladzori, Lore,  Aragani, ecc.).

Il monastero di Gelati

Uno dei problemi più importanti che Davide fu costretto ad affrontare fu quello militare. Il suo dominio non aveva una grande estensione e buona parte delle sue forze militari provenivano dai feudatari del regno. Come ben sappiamo, gli eserciti feudali erano soggetti a grandi difficoltà organizzative, e spesso il sovrano aveva una conoscenza solo sommaria dell’effettivo numero di soldati di cui poteva disporre.

Oltre a questo, parte della popolazione si era rifugiata nelle foreste o sulle montagne per sfuggire alle grinfie turche.

La questione fu risolta in modo brillante. Come dice Alexander Mikaberidze, della Louisiana State University:

The Georgian crown possessed the monaspa royal troops [guardia reale] of some 5,000 men, but it was dependent militarily on the troops supplied by feudal lords — who often defied the king. To solve this problem, King David came up with a brilliant solution. He married the daughter of the leader of the powerful Cuman-Qipcaqs residing in the northern Caucasus, and in 1118 he invited the entire Cuman-Qipcaq tribe, which was engaged in a bitter war with rising Russian principalities, to resettle in Georgia

Between 1118 and 1119, King David moved some 40,000 Qipcaq families (approx. 200,000 men) from the northern Caucasus steppes to Kartli (central Georgia) and, to accelerate their assimilation into the Georgian population, they were dispersed over a number of places while retaining their clan structure. They were outfitted by the crown and granted lands to settle. In turn, they provided one soldier per each Qipcaq family, allowing King David to establish a 40,000-man strong standing army in addition to his royal troops

(Il Re della Georgia poteva disporre delle truppe reali monaspa [Guardia Reale] composte da circa 5.000 uomini, ma era militarmente dipendente dalle truppe forniti dai feudatari – che spesso avevano sfidato il re. Per risolvere questo problema, il Re Davide ideò una soluzione brillante. Sposò la figlia del leader del potente Cuman-Qipcaqs residente nel Caucaso settentrionale, e nel 1118 invitò l’intera tribù Cuman-Qipcaq, che era stata impegnata in una dura guerra con degli emergenti principati russi, a reinsediarsi in Georgia.Tra il 1118 e il 1119, il re Davide mosse circa 40.000 famiglie Qipcaq (circa. 200.000 uomini) dalle steppe del Caucaso al nord di Kartli (Georgia centrale) e, per accelerare la loro assimilazione alla popolazione georgiana, esse furono assegnate a numerose diverse località, pur mantenendo la loro struttura clan. Esse furono equipaggiate dal Re e furono concesse le terre. A loro volta, esse fornirono un soldato per ogni famiglia Qipcaq, consentendo al Re Davide di costituire un esercito permanente, forte di 40.000 uomini in aggiunta alle sue truppe reali)

Un modo brillante, dicevo, ma rischioso. I Qipcaqs, o Kipchaks, conducevano una vita nomadica ed erano abituati a servire come mercenari presso diversi regni. Dar loro un gran numero di terre per convertirli al sedentarismo fu una mossa audace, che gli diede senza dubbio più vantaggi che svantaggi.

Trascinare nel proprio territorio un simile numero di uomini in età da guerra avrebbe potuto condurre all’autodistruzione della Georgia. Evidentemente, Davide IV era davvero un uomo fuori dall’ordinario, capace di gestire e conciliare le esigenze della popolazione, della chiesa e dei soldati.

I suoi continui successi militari portarono i turchi a considerare Davide la minaccia principale per il loro dominio, superiore quindi a quella rappresentata dai Crociati e da Bisanzio.

Il Sultano Mahmud II decise che era finito il tempo delle scaramucce. Bisognava annientare la Georgia una volta per tutte.

battaglia di didgoriAttorno al 1120, Davide IV era pronto alla guerra

L’incarico di portare a termine l’impresa fu affidato al generale Ilghazi, il quale aveva annientato un esercito crociato solo due anni prima, nella famosa Battaglia dell’Ager Sanguinis. Ighazi fu dotato di un esercito enorme, uno dei più imponenti nella storia militare medievale, ma le stime di alcuni cronisti (400.000-600.000 uomini) sono assolutamente esagerate. Diciamo che una cifra attorno ai 100.000 (contando cuochi, fabbri, falegnami, operai, ecc.) mi sembra più plausibile.

Il 10 Agosto 1121, l’armata turca era accampata in una piana ai piedi del Monte Didgori, 40 km a ovest di Tbilisi. Ilghazi non aveva trovato alcuna resistenza, poiché Davide aveva fatto evacuare tutti gli abitanti sulla linea di marcia dei turchi.

L’esercito georgiano era composto da quasi 60.000 uomini, ma le fonti non concordano sul numero complessivo dei guerrieri Kipchaks (15.000-40.000) . Al grosso dell’armata si aggiunsero 500 Alani e 200 Crociati furiosi per le sconfitte subite in Terra Santa.

La strategia elaborata da Davide era semplice: creare un diversivo e attaccare il nemico di sorpresa.

Conoscendo l’importanza di quella che sarebbe stata ricordata come la Battaglia di Didgori, si dice che Davide abbia fatto ammassare tronchi d’albero sulla strada dietro l’esercito georgiano, in modo che nessuno potesse battere in ritirata. Secondo uno dei soldati franchi, prima della battaglia Davide pronunciò queste parole:

Soldati di Cristo! Se combattiamo con totale dedizione, difendendo la fede nel Nostro Signore, non solo annienteremo gli infiniti servi di Satana, ma Satana stesso. Aggiungerò solo una cosa che aumenterà il nostro onore e la nostra impresa: alziamo le mani al Cielo e giuriamo al Nostro Signore che in nome dell’amore che proviamo per Lui, moriremo sul campo di battaglia piuttosto che fuggire via.

Decise dunque di mandare 200 cavalieri pesanti come messi, che Ilghazi accettò di incontrare. I 200 cavalieri erano però il diversivo. Caricarono i comandanti turchi andati loro incontro e affondarono una carica nel campo nemico. Allo stesso tempo, un contingente dell’esercito di Davide (guidato dal figlio Demetrio) si era inerpicato sulle alture intorno alla valle.

Il grosso dell’esercito attaccò mentre i turchi tentavano di riorganizzarsi e i soldati di Demetrio giunsero dall’altro lato.

Purtroppo le descrizioni della battaglia non sono abbastanza particolareggiate, ma sappiamo che fu un massacro.

I georgiani inseguirono i turchi in fuga per 3 giorni, lasciandone in vita solo poche centinaia. La Battaglia di Didgori era stata vinta. A detta degli storici dell’epoca, fiumi e colline furono coperti dai cadaveri dei nemici, tanto che Davide venne definito “La Spada del Messia”.

Per la differenza delle forze in campo e la presunta imbattibilità dei turchi, i georgiani definirono quella battaglia dzlevai sakvirveli, “una vittoria miracolosa”. In tempi recenti è stato eretto sul luogo della battaglia un monumento (enormi spade in pietra infisse nel terreno) in onore degli eroi che vi presero parte.

Negli anni successivi alla battaglia di Didgori, Davide cacciò definitivamente i turchi dalla Georgia. Tiblisi, capitale dell’omonimo emirato, cadde nel 1122, ma Davide fu capace di allargare la sua sfera d’influenza all’Armenia, dove inflisse altre sconfitte ai Selgiuchidi.

Le conquiste di Davide IV

Incredibile a dirsi, molti musulmani rimasero all’interno del Regno di Georgia. Sembra infatti che Davide attuasse una politica di grande tolleranza nei confronti di ebrei e musulmani, e, cosa da non sottovalutare, che fosse riuscito a mitigare in maniera notevole la pressione fiscale sulla popolazione.

Il generale Ilghazi, che aveva sempre avuto problemi di alcolismo, morì l’anno dopo.

(tratto da un post di Isabel Giustiniani)

https://www.facebook.com/isabel.giustiniani?fref=nf

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Un “tema” di 5 elementare del 1944

13 Novembre 2016 2 commenti

(girellando per il Web, mi sono imbattuto in questa notizia). E’ troppo bella per cadere nel dimenticatoio e la riporto qui:

Un tema di quinta elementare del 1944 fa deprimere un professore

Enrico Galiano, un professore che cura una sezione sul sito Scuolazoo, ha scritto in un post che mentre navigava in Rete si è imbattuto nella pagina facebook di un sito, quaderniaperti.it, che raccoglie i temi fatti da bambini italiani dal 1900 fino ai giorni nostri.

Mentre li leggeva si è stupito di quanto fossero scritti bene, con un italiano forbito e senza alcun errore di consecutio temporum.

Il suo stupore è stato talmente tanto che ha deciso di pubblicare interamente il tema composto da una bambina di Clusone nel 1944, quando la stessa frequentava la quinta elementare.

Titolo: rovistando in solaio

Giorni or sono non sapendo cosa fare salii in solaio e mi posi a guardare tutte le antichità tra cui molti abiti. Vi erano anche dei vecchi mutandoni della nonna! Svelta me li provai. Mi arrivavano sino ai piedi. Scoppiai in una risata continuando a vestirmi. Sopra ad ogni cosa misi un grande abito da sera, certo della nonna.

Mi guardai allo specchio e esclamai con gioia: “Sembro proprio una piccola dama dell’800!”. Presi una borsa e infilatami un paio di guanti corsi giù. Per la scala però constatai con rabbia di non essermi messa le scarpe. Risalii.

Per fortuna c’era un paio di scarpe lunghe quanto me e me le misi: “Ora si che sono antica” esclamai. Di sotto la gonna mi si vedevano oltre ai mutandoni due scarpe lunghe che facevano veramente ridere.

Scesi in cucina e mi presentai come una dama inglese. Tutti mi riconobbero e risero della mia burla. Quando mi smascherai affermarono che ero veramente irriconoscibile e che quell’acconciatura mi si addiceva a meraviglia.

Salii di nuovo e mi divertii più di prima. Aprii una cassa e che meraviglia: una divisa da garibaldino con la sciabola mi incantò.

Toltami i panni da dama dell’800, indossai la divisa garibaldina stringendo nel pugno la lunga spada con la quale scansai un quadro. Non l’avessi mai fatto! Uscì fuori una frotta di sorci, ed io che fino al momento mi ero immaginata di essere in un campo di battaglia, al solo veder quel brulicar di topi, fuggii e inciampando da tutte le parti ruzzolai fino in fondo alle scale. Mi vergognai di aver dimostrato una viltà del genere, pur indossando una divisa garibaldina».

Come lo stesso professore scrive, nel leggere i temi, è stato assalito da diverse emozioni e alla fine il risultato è stato che si è depresso fortemente.

A conclusione della sua riflessione il professore afferma di aver capito che il problema risiede non tanto nei ragazzi di oggi, quanto nel metodo educativo che è cambiato. 

credo di aver capito di chi sia la colpa, se i nostri studenti delle superiori oggi non sarebbero in grado di scrivere come una bambina di quinta elementare del 1944: è nostra. È solo colpa nostra.”

Il punto, continua il professore, è che a un certo punto si è cercato di agevolare gli studenti, semplificando i concetti, il problema è che si è andati oltre. Se si confronta, secondo lui, un sussidiario delle medie degli anni 80 e un libro di testo attuale, si nota che il sussidiario risulta essere molto più dettagliato, ricco e complesso, mentre quello di oggi è molto ricco di “immagini, schemi e mappe”.

La colpa è stata quella di aver cercato di aiutare troppo i bambini, e quindi loro hanno smesso di fare da soli. E’ per questo motivo, quindi, che secondo lui la scuola deve tornare ad essere difficile.

“se una ragazzina di quinta elementare del 1944 scrive molto meglio di un ragazzo di seconda superiore di oggi, direi che non ci sono dubbi” conclude Galliano.

E voi unimamme cosa ne pensate?

Converrete con me nel dire che, purtroppo, il professore ha proprio ragione. L’ho provato sulla mia pelle, l’unità d’Italia, una delle pagine più belle della storia d’Italia, ridotta in sole tre pagine ricche di immagini e di didascalie…e mia figlia fa la terza media!

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