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Archivio Settembre 2014

Servilismo e Democrazia

15 Settembre 2014 8 commenti

l’abitudine servile, o smaccatamente adulatoria, connaturata nell’animo di un popolo aduso da secoli al servilismo, risulta evidente nell’uso, in certi casi fortunatamente abbandonato ma in altri ancora vigente, di attribuire alle persone che rivestono certe cariche o certe funzioni, uno spesso inappropriato titolo onorifico.

Fino al 1945, data in cui venne abolito per legge, c’era l’abitudine, anzi l’obbligo, di rivolgersi a personaggi di condizione elevata con il titolo di eccellenza. Quest’usanza risaliva all’epoca medioevale quando si trattava dell’appellativo con il quale ci si rivolgeva al sovrano. Successivamente venne esteso a vescovi e prelati, ambasciatori e alte cariche dello Stato, e di questo titolo se ne fece uso ed abuso attribuendolo anche a persone di infima qualità ma che si ritenevano di grande potere.

L’abolizione per legge del titolo di “eccellenza” non ha tuttavia minimamente intaccato il modo servile con il quale tuttora ci si rivolge a diverse persone in base alle funzioni da queste esercitate. Un deputato, un senatore, un presidente, dovrebbero essere interpellati con il loro titolo specifico, semmai, per maggiore cortesia, preceduto da “signor”. Si avrebbe quindi: signor presidente, signor senatore, signor deputato. L’attribuzione di onorevole, e quindi di persona degna di essere onorata, è ormai un termine ridicolo e che sarebbe bene abolire, così come molti altri di minore valenza ma tuttora ampiamente in uso.

Che cosa dire infatti del termine Don? Questo termine è l’abbreviazione di una parola derivante dal latino dominus, cioè padrone, signore. Don divenne quindi un prefisso per indicare nobili e religiosi oltre che persone degne di rispetto per il loro potere o per la loro saggezza. In molte regioni del sud dell’Italia questo termine ha perso il suo significato titolo onorifico assumendo quello di una benevola cortesia. Ecco quindi i vari Don Ciccio, Don Pasquale, Donna Teresa, rivolti con un sorriso e con gentilezza a persone di modesta condizione sociale che, chiamare semplicemente con il loro nome, sarebbe segno di alterigia e supponenza. In questi casi, che non hanno quindi nulla di servile, il Don può essere mantenuto, ma nei casi, ad esempio, di membri del clero si potrebbe tranquillamente dire: signor sacerdote, signor vescovo, e così via, così come d’altra parte si faceva un tempo in Sardegna.

Se poi vi fossero particolari condizioni di familiarità o di amicizia che consentono di chiamare queste persone per nome, si potrebbe tranquillamente dire: fratello Giuseppe, fratello Pasquale. Non siamo infatti geneticamente (e anche secondo il cristianesimo) tutti fratelli? Ognuno di noi, andando indietro talvolta molto indietro nel tempo, ha certamente qualche elemento di consanguineità con il nostro interlocutore. Abolirei quindi anche il titolo di reverendo, che fa il paio con onorevole, e soprattutto di “padre”, mi sembra infatti ridicolo vedere una persona anziana rivolgersi a un giovane sacerdote appellandolo in tal modo.

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E-cig. sì o no?

6 Settembre 2014 13 commenti

Promosso il vapore delle e-cig: i risultati dell’esame tossicologico (art. di Silvia Segala)

La sigaretta elettronica è nociva? È, o meglio, è stato, il dubbio di tutti gli svapatori, dei curiosi e della comunità scientifica. Al primo esame tossicologico, il vapore passa il test

L’hanno messo alla prova per la prima volta, questo vapore, con un esame tossicologico severo e comparativo. E questo esito era più che atteso.

In cattedra, l’equipe medica formata dai ricercatori del laboratorio italiano Abich e del greco Onassis Cardiac Surgery Center guidata rispettivamente dai Dott. Giorgio Romangna e dal Dott. Konstantinos Farsalinos.

L’esito, pubblicato online sulla rivista “Inhalation Toxicology”, sembra parlar chiaro: “il vapore inalato dalle sigarette elettroniche non è tossico, o, comunque, ha un grado di tossicità minima, di sicuro impareggiabile ed inferiore rispetto alle tradizionali sigarette con tabacco”.

Il test tossicologico sul vapore della sigaretta elettronica: ecco i risultati.

Il team medico ha utilizzato una sigaretta elettronica testando la produzione di vapore di 21 liquidi attualmente in commercio, sottoponendolo alla reazione dei fibroblasti, cellule tipiche del tessuto connettivo, presenti anche nei polmoni umani. Stessa sorte per l’estratto del fumo di una sigaretta tradizionale.

Risultato? Dopo 24 ore di esposizione, i fibroblasti hanno reagito così:

solo il 5,7% sopravvive al fumo di tabacco, mentre ben 20 dei campioni di liquido di sigaretta elettronica hanno permesso una sopravvivenza di più del 70% delle cellule. Solo un campione, considerato il liquido peggiore, ha mostrato una blanda tossicità, con un sopravvivenza cellulare pari al 51%, ma comunque del 795% superiore rispetto al fumo di tabacco. E il vapore ha tirato uno svapo di sollievo.

Farsalinos parla di risultati impressionanti.

Dichiara infatti: “abbiamo confrontato una sigaretta di tabacco con una quantità di vapore di sigaretta elettronica pari a 3 sigarette tradizionali. Considerando i pericoli estremi associati al fumo e che la maggior parte dei fumatori non è in grado o non vuole smettere con i metodi attualmente approvati, vi sono prove sufficienti per sostenere che il passaggio dal tabacco alla sigaretta elettronica può essere benefico per la salute. Le autorità sanitarie dovrebbero basare le proprie decisioni sulle evidenze scientifiche”.

Che fosse meno dannosa lo aveva già sottolineato il presidente ANaFE (Associazione Nazionale Fumo Elettronico) Massimiliano Mancini, commentando una ricerca di Unisalute: “come affermato anche dall’ISS, l’eliminazione della combustione e di conseguenza delle circa 4000 sostanze cancerogene che rilascia, è la prova dimostrata che il fumo elettronico fa meno male, ma nessuno può sostenere che l’uso delle e-cig sia la soluzione per perdere l’abitudine al fumo, semplicemente costituisce un’alternativa”.

Ora che abbiamo un sostegno scientifico alla quasi assente tossicità del vapore, non resta che attendere i provvedimenti delle autorità in merito.

Di Silvia Segala

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