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Archivio Agosto 2014

Ahi,serva Europa, di dolore ostello, nave senza nocchiero in gran tempesta…

5 Agosto 2014 9 commenti

Siamo tutti angosciati per i venti di guerra che si levano ovunque e ci circondano, mentre ci culliamo nelle nostre misere beghe e continuiamo a seguire, estatici, i “consigli” (?) che ci giungono dagli USA, che sono in buona parte i primi responsabili dell’attuale situazione. Non è forse inutile leggere le considerazioni di un nostro illustre storico e cattedratico: il professor Valentino Baldacci.

Tener conto della dimensione storica dei problemi è come salire su una altissima torre e da lì guardare la pianura che si estende davanti. L’Occidente ha – in passato – avuto le idee chiare su quali sono gli elementi fondamentali dell’Islam: conquista e sottomissione. Per secoli l’Occidente si è difeso dall’aggressione prima araba e poi turca, il cui carattere fondamentale non era quello di essere araba o turca ma di essere islamica. La svolta – che a lungo è stata decisiva – fu costituita dalla sconfitta turca sotto le mura di Vienna, nel 1683. Se avessero vinto i turchi – come sa qualunque storico – l’Europa sarebbe stata sottomessa. Vinsero invece gli eserciti cristiani (grazie soprattutto all’aiuto, giunto quasi in extremis, dalla Polonia – Nota mia personale) e da allora l’Impero turco entrò in una lunga crisi che si concluse con l’abolizione del califfato nel 1923, dopo la sconfitta dell’Impero ottomano nella I guerra mondiale. Intanto però i popoli arabi, che erano stati sottoposti al dominio turco per secoli, avevano iniziato il loro risorgimento nazionale. Purtroppo però, contrariamente a quello che era avvenuto in Italia, in Germania e in altri paesi europei – come anche, nello stesso periodo, stava avvenendo per il popolo ebraico con il sionismo – non era un risorgimento basato su valori laici ma sugli stessi principi islamici che avevano guidato per secoli l’Impero turco. Via via che la riscossa dei popoli arabi procedeva, essa non portava a uno sviluppo di una civiltà che potesse affiancarsi – con tutti gli inevitabili conflitti – a quella europea e americana, ma portava invece o a forme di nazionalismo esasperato – che si ispiravano direttamente al fascismo e al nazismo – oppure alla regressione islamista, che – come tutti i movimenti fondamentalisti – pretende di tornare alla presunta “purezza” originaria dell’Islam. Che è, appunto, basata sulla conquista e sulla sottomissione dei popoli vinti. Naturalmente esiste nel mondo arabo chi ancora crede a un risorgimento laico – come fu quello di Ataturk, che aveva comunque in sè componenti fortemente ispirate al fascismo – e perfino quello di Nasser. Poi ci sono le monarchie assolute – cioè i paesi intesi come proprietà privata di una famiglia – come sono l’Arabia Saudita e gli emirati del Golfo, che naturalmente temono di essere travolti dall’ondata islamista. L’Occidente potrebbe naturalmente stringere alleanze tattiche anche con questi Stati, come ha fatto in passato. Ma questo è possibile a una sola condizione, che sia chiaro che in questa fase storica il risorgimento dei popoli arabi e anche non arabi sta passando attraverso il fondamentalismo islamico, con quello che ne consegue. Non sembra che l’Occidente – anzi, quella che è stata chiamata la Magna Europa, cioè l’Europa occidentale e gli Stati americani – ne abbiano coscienza. L’unico Stato e l’unico popolo che ne ha coscienza – costretto dalla necessità – è un piccolo Stato e un piccolo popolo, quello ebraico. E’ lo Stato e il popolo ebraico che in questo momento – ironia della storia – che sta difendendo, quasi da solo, quell’Europa che lo ha tanto,perseguitato..

Valentino Baldacci

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Lingua italiana in agonia

2 Agosto 2014 2 commenti

Queste riflessioni di una intelligente e preparata ex insegnante sono talmente condivisibili che non ho esitato a rubarle dal suo Blog e a riportarle qui. Buone vacanze a tutti, ci rivedremo a fine mese.

LINGUA ITALIANA IN AGONIA
Una spietata, ahimè inesorabile, agonia sta consumando la lingua che i nostri padri ci hanno consegnato, limandola e perfezionandola nel tempo.
L’italiano è ormai giunto ad uno stadio terminale. Secoli di salvaguardia, di ripetizioni e di coniugazioni, di segni rossi sui compiti in classe, buttati nel gabinetto.
È stato sufficiente che qualcuno dicesse che scrivere un messaggio sulla tastiera di un telefonino, limitato nei numeri e nei caratteri, fosse più importante che una sana e corretta ortografia, per dare inizio alla fine. Alla fine della lingua italiana.
Come se per dire “sto bene, arrivo” fosse necessario accoppare un numero di inconsapevoli vocali, beffandosi di qualunque segno di interpunzione.
E ai messaggi sul cellulare hanno fatto seguito quelli sulle bacheche virtuali dei social.
Le storture hanno avuto il sopravvento, ci si è sentiti improvvisamente autorizzati a scavalcare, quasi con orgoglio, le regole basilari che hanno fatto illustre la nostra lingua.
Come per sortilegio malvagio, sono sparite le lettere maiuscole, non giustificate da alcun segno di punteggiatura. Sì, fare una pausa nel discorso ormai è diventata azione obsoleta.
In compenso hanno fatto irruzione sulla scena numerosi altri segni che, fino a questo tempo, avevano ricoperto un ruolo marginale nell’economia della costruzione delle parole. Le cappa, per esempio.
Così tanti altri simboli strani, comparsi di recente ed assurti a ruolo legittimo di #accompagnatori di parole.
La mostruosità non concerne soltanto l’uso dell’ortografia ma si è allargata anche a coinvolgere l’aspetto propriamente sintattico della questione.
Chi ha detto che i soggetti devono essere sempre concordati con i verbi o che i complementi meglio che siano presenti ed appropriati?
Forse un tempo ma non oggi.
Ora si scrive l’essenziale, cosa volete che interessi degli inutili complementi? Lo spazio è poco, il numero delle lettere limitato. Non si può strafare.
Se l’estensione a disposizione per l’espressione scritta è ristretta, tanto vale restringere pure le proposizioni, lasciandole esigue, ridotte all’osso.
Tutto ciò mi provoca dispiacere, ancor di più se si considera che questo stravolgimento non è da imputare unicamente a “penne giovani”, vale a dire alla maniera di scrivere che si sta affermando tra le nuove generazioni. No, il rammarico è aumentato dal fatto che fra i sovvertitori della lingua ci sono pure tanti adulti, tra cui persone acculturate, insegnanti, insomma proprio chi dovrebbe difendere a spada tratta la conservazione del nostro idioma.
A questi dico: vi costa tanta fatica scrivere con giudizio? È troppo impegnativo lasciar scorrere qualche virgola ogni tanto?
Che coscienza avete a piantare in giro tutte quelle cappa? E come acconsentite al sacrificio delle vocali?
Proprio voi che avete l’obbligo di insegnare vi permettete di sgarrare?

Concetta D’Orazio
http://questepagine.blogspot.it/
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