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Archivio Novembre 2013

La leggenda del Drago d’argento

16 Novembre 2013 Nessun commento

Se siete attratti dalle storie di mondi e personaggi fantastici e mitologici, se avete amato i libri di Tolkien, Bradley e Terry Brooks, comprate questo libro di Ennio Masneri che trovate tra gli e-book di Amazon ( lo trovate qui )e scoprirete un autore che non ha nulla da invidiare ai citati colleghi stranieri. Non ve ne pentirete e anzi ne sarete entusiasti, aggiungo una cosa: se i grandi editori (e non solo) si lasciano sfuggire l’occasione di contattare e mettere questo scrittore sotto contratto, non soltanto sono molto distratti, ma si dimostrano anche notevolmente incapaci.
Cinque stelle, pienamente meritate.

 

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Nadia e le Pussy Riot

6 Novembre 2013 19 commenti

Un blog, se vuole avere un significato anche civile e sociale, deve occuparsi pure delle atrocità e delle ingiustizie che si praticano nel mondo. Non è cosa facile, e non è neanche esente da rischi, ma vi sono situazioni di fronte alle quali il cuore si ribella e il sangue sale alla testa. Non ci illudiamo che nei paesi a noi vicini la giustizia sia uguale per tutti e le torture siano state abolite. Si dice che le carceri italiane siano sotto accusa (giustamente) da parte dell’Europa per le condizioni di vita estremamente disagiate dei detenuti. Si parla addirittura di condizioni che rasentano la tortura, può anche darsi, ma vogliamo chiederci cosa succede a poca distanza da noi?

Non mangia più Nadia Tolokonnikova, una delle Pussy Riot incarcerate per essersi esibite  nella cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca con una parodia liturgica di quaranta secondi e una supplica pop alla Vergine: “Liberaci da Putin”. ”E’ l’unica forma di protesta  che mi rimane per non essere annientata” dice in una lettera pubblicata su Internet in cui descrive la vita disumana nella  Colonia Correttiva numero 14 in Mordovia, a circa 400 km da Mosca. Il pensiero corre subito ai Gulag staliniani: diciassette ore al giorno a cucire divise per la polizia, detenute chiuse fuori dalle baracche d’inverno, rancio a base di pane secco e latte annacquato, pestaggi continui, minacce di morte. Il tutto per una paga ridicola:  ”A giugno ho guadagnato 29 rubli (meno di un euro)”, ha scritto Tolokonnikova.

“Lavoriamo dalle sette e mezza del mattino a mezzanotte e mezza – racconta la giovane, madre di una bambina di 5 anni – Non abbiamo più di quattro ore per dormire. Ci danno un giorno libero ogni sei settimane. Le mani sono piene di piaghe e buchi fatti dagli aghi; il tavolo è coperto di sangue, ma tu continui a cucire”.

La lettera è stata spedita anche al comitato d’indagine locale, che ha promesso di far luce sui vari aspetti della vicenda entro un mese. Nadia ha accusato innanzitutto il vice direttore del suo carcere, Iuri Kuprianov, di averla minacciata di morte lo scorso 30 agosto dopo le sue lamentele.  ”Stai tranquilla, tra poco non avrai di questi problemi nell’ aldilà”, le avrebbe detto, secondo quanto riferito dal marito, Piotr Verzilov.

Tolokonnikova, che deve rimanere in prigione fino al prossimo marzo, racconta che a pranzo, cena e colazione le prigioniere ricevono “avena, pane secco, latte annacquato e patate marce”. Per la minima mancanza scatta il divieto di poter utilizzare il cibo inviato dai parenti. I capelli si possono lavare solo una volta a settimana, ma a volte il turno salta perché la pompa dell’acqua non funziona oppure gli scarichi sono otturati. Per la pulizia intima le 800 recluse hanno a disposizione un solo bagno per cinque persone alla volta.

Ma tutto può essere tolto se le autorità decidono di punire le detenute: “Ci può essere il divieto di andare al gabinetto o quello di lavarsi, o quello di entrare nella baracca, anche d’inverno quando fa molto freddo”. Una detenuta si è vista amputare una gamba e le dita di una mano dopo essere rimasta nell’anticamera della camerata, dove non c’è riscaldamento, per un giorno intero. Una prigioniera rom, invece, è stata picchiata a morte un anno fa e il suo decesso è stato attribuito ad un aneurisma. Nadia finora non è stata percossa, perché è troppo famosa. Per lei si sono mobilitate le organizzazioni per i diritti umani e anche alcune star del mondo dello spettacolo, da Madonna a Paul McCartney.

 ”Esigo che ci trattino come esseri umani, non come schiavi o bestie”, spiega la giovane, che lo scorso febbraio era finita in ospedale per una sorta di stress da carcere.

Il servizio carcerario russo, però, ha respinto le accuse, sostenendo che si tratta di una vendetta dopo che il suo avvocato e suo marito avevano tentato di ottenere per lei migliori condizioni nel campo di lavoro. Nadia Tolokonnikova, 23 anni, Maria Alvokhina, 24, Iekaterina Samutsevich, 22, sono state  arrestate a marzo del 2012 con l’accusa di “teppismo e istigazione all’odio religioso”. Le tre ragazze sono state condannate a due anni di reclusione il 17 agosto 2012.   In appello Samutsevitch è stata scarcerata perché non prese parte alla protesta. Per le altre due sono iniziati i lavori forzati.

In Italia i deputati del PD Michele Anzaldi e Enzo Amendola (componente della commissione Esteri), hanno annunciato una interrogazione urgente al ministero degli Esteri:

“Il ministro degli Esteri, Emma Bonino chieda chiarimenti immediati e rassicurazioni sulla detenzione in un carcere russo della ventitreenne leader della band musicale Pussy Riot, giovane madre di una bambina di 5 anni”.

da un articolo di Monica Ricci Sargentini

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