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Archivio Maggio 2013

Un abbraccio virtuale.

13 Maggio 2013 98 commenti

Lo scorso anno feci una grossa stupidaggine: pensando di ottenere maggiore visibilità mi iscrissi a “Net Parade” e, da allora, sono stato sommerso da centinaia e centinaia di fastidiosissimi commenti spam provenienti da sistemi USA robotizzati. Liberarmene è diventato uno strazio, e tra l’altro, non conoscendo come si fa a inserire il codice di sicurezza che altri amici blogger stanno usando, ho cercato di moderare l’accesso ai commenti ottenendo solo il risultato di bloccarli tutti. Oltre a questo problema ho dovuto purtroppo costatare che l’introduzione dei cosiddetti social network, come Facebook  e Twitter, hanno in pratica causato la scomparsa dei Blog. Molte piattaforme hanno chiuso, Tiscali faticosamente sopravvive ma la decadenza del livello di interesse è ormai quasi inarrestabile.  Da molti anni questo blog ha incontrato, con alterne vicende, la compagnia e l’affetto di altri blogger. Alcuni sono ancora presenti, ma di molti, troppi altri, resta purtroppo ormai solo il ricordo e, a volte, l’ultimo post che ci rammenta i momenti di allegria e quelli di tristezza, che come tutte le cose del mondo che ci circonda abbiamo condiviso sia nel bene che nel male. E così, come ogni cosa della vita ha un inizio e una fine, anche per questo blog è giunto il momento di chiudere qui, lasciando un grande abbraccio virtuale a tutte le care amiche e i cari amici che mi hanno seguito e che mi hanno incoraggiato.

Tanta serenità e lunga vita a tutti!  :-)

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In onore di Cassandro. (tratto da “Cleoth e Arkh”)

 

 In breve la città fu messa a ferro e a fuoco, altissimi incendi divamparono ovunque mentre le madri, urlanti, cercavano invano di difendere i figli e di sottrarsi alla bestiale violenza dei conquistatori.

Il vecchio comandante Cassandro abitava, con la sua famiglia, nell’Epipoli. Non aveva partecipato ai festeggiamenti in onore di Artemide e dormiva tranquillamente quando il fragore della battaglia in corso lo risvegliò. Dall’alto della sua posizione scorse la città in fiamme, le ultime disperate resistenze dei guerrieri siracusani, e il sopraggiungere dei legionari romani. Con la sua vista acuta di marinaio, che gli anni non avevano intaccato, riconobbe, dalle armature e dalle insegne, un folto gruppo di mamertini che, faticosamente, trascinavano due pesanti catapulte verso l’Epipoli. Comprese immediatamente che la città era perduta, senza perdere un attimo inviò i suoi due figli a chiamare alle armi i vicini di casa che, quasi tutti, facevano parte dei guerrieri e dei marinai che, in passato, avevano tante volte fatto parte dei suoi equipaggi.

In breve tempo, abituati alla disciplina militare, un manipolo di armati, per la gran parte formata da anziani, si pose al comando di Cassandro che aveva già indossato la sua vecchia armatura. Tutte le donne e i bambini furono spediti di corsa a trovare rifugio nella fortezza Eurialo. Come tutte le persone vili e profittatrici i mamertini erano accorsi numerosi da Messana per unirsi al potente esercito romano. L’origine dei mamertini era incerta; la maggior parte di loro erano mercenari o discendenti di mercenari che si proclamavano figli di Marte, dal quale avevano tratto il nome. Conquistata, negli anni precedenti la città di Messana, ove si erano stabiliti, la loro principale attività era il saccheggio e la pirateria che esercitavano con notevole profitto nello Stretto di Messana. Ribelli, e insofferenti alla disciplina richiesta dal console Marcello, si erano attardati nella parte bassa di Siracusa dedicandosi, con’era loro costume, allo stupro e al saccheggio.

Feroci e crudeli, dopo aver violentato le donne e depredati i loro averi, passavano tutti a fil di spada, senza alcuna pietà per i vecchi e i bambini che erano spesso scaraventati nei camini ardenti o tra le fiamme delle abitazioni. I loro capi li stavano ora conducendo verso la parte alta della città ove speravano di trovare le maggiori ricchezze. Ben sapendo che il castello era ben difeso, portavano con sé due pesanti catapulte per abbatterne le mura. Non appena furono a tiro, Cassandro ordinò ai frombolieri di attaccare, subito dopo fu la volta degli arcieri. Una tempesta di piombo e di frecce colse di sorpresa, decimandola, la schiera dei mamertini. Sbigottiti per l’inaspettata resistenza, gli assalitori arretrarono, mentre staffette erano inviate di corsa nella città bassa per chiedere rinforzi. Ben presto un’intera coorte di soldati romani, affiancata da altri numerosi mamertini, sopraggiunse. Una nuova scarica di frecce, scagliata dagli eroici siracusani, ebbe scarso effetto sui nuovi arrivati che, formando una testuggine con i loro scudi, ne minimizzarono l’effetto mentre le catapulte riprendevano ad avanzare, protette da scariche di lance, frecce e giavellotti.

Cassandro esaminò il suo manipolo di eroi, sempre più esiguo e con molti feriti. Ordinò a tutti di rifugiarsi nel castello e di alzare il ponte levatoio. Rimase da solo a fronteggiare il nemico per rallentarne l’avanzata. I primi mamertini che lo raggiunsero furono fatti a pezzi, mentre il furore restituiva all’anziano soldato, una parte delle sue energie. Anche gli scudi di due legionari romani furono frantumati mentre il vecchio leone li colpiva a morte. Poi una prima freccia, seguita da una seconda, lo colpirono nel petto. Cassandro arretrò, sfinito, reggendosi a stento in piedi. Un mamertino ghignante, sicuro di colpire un uomo già morto, gli si fece incontro levando la spada. Con un ultimo sforzo Cassandro fece roteare la sua, mozzando di netto all’avversario la testa, che rotolò in terra con la bocca ancora spalancata per lo stupore. Poi due pesanti dardi, scagliate dalle balestre, colpirono nuovamente il gigante che crollò al suolo. Con furente ostinazione tentò nuovamente di far leva su di un gomito e di alzarsi, ma le ultime energie lo abbandonarono e, mentre un fiotto di sangue gli colava dalla bocca, fissò immobile lo sguardo al cielo. Il vecchio Cassandro aveva compiuto gloriosamente la sua ultima impresa.

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