Tanti auguri a tutti gli amici!

5 Aprile 2015 7 commenti
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Poste Italiane… ma quali?

24 Febbraio 2015 13 commenti

C’era una volta un istituto che si chiamava Poste Italiane. Facevano parte di questo istituto i benemeriti “postini”. Persone che conoscevano bene la zona loro assegnata, e che erano pertanto in grado di consegnare la posta anche quando l’indirizzo non era del tutto preciso. Oggi, a parte il fatto che non si capisce bene perché le Poste Italiane si chiamino ancora così, visto che fanno quasi tutto: servizi bancari, vendite di libri ed opuscoli, servizi finanziari, eccetera, tranne che consegnare puntualmente e con precisione la posta e gli oggetti che vengono loro affidati, (previo notevole e abbondante pagamento per un servizio che solo raramente viene reso). Non so se sia una condizione generale, ma quello che opera nella mia zona, è uno stramaledetto postino, sicuramente saltuario con contratto per due o per tre mesi, e altrettanto sicuramente malpagato, ma, senza alcun dubbio, malaccorto e fannullone! Considerato che io non mi muovo quasi mai da casa, per motivi di età, e che recarsi in un ufficio postale significa fare ore ed ore di fila, spesso all’aperto sotto la pioggia, non capisco per quale motivo quello stramaledetto fannullone, che si qualifica come postino e che opera nella mia zona, non si sogna mai di bussare il campanello per consegnare una raccomandata, non si sogna mai di depositare la corrispondenza nelle apposite cassette, e invece spesso e volentieri la ammucchia sopra un qualsiasi contenitore presente nell’ingresso dello stabile, lasciando alla maggiore o minore civiltà degli inquilini, il compito di distribuire la posta. Inutile enumerare il numerosissimo quantitativo di avvisi e di bollette che non vengono consegnati. Inutile sperare che un qualsiasi oggetto sia pur di minimo valore, spedito tramite posta, come ad esempio un libro o un CD, venga consegnato. Inutile sperare di poter inoltrare un qualche reclamo contro questo incredibile disservizio. Alla posta centrale vengono forniti tre numeri telefonici ai quali ci si dovrebbe rivolgere per eventuali reclami. Numeri ai quali naturalmente nessuno ha mai risposto, e nessuno risponderà mai. C’è da domandarsi come mai il cittadino non abbia alcun mezzo legale per difendersi dai soprusi perpetrati dalle cosiddette Poste Italiane, i cui servizi vengono peraltro profumatamente pagati e sono soggetti a continui e incredibili aumenti. Ovviamente anche trovare dei semplici francobolli è diventato praticamente impossibile: raramente se ne trovano presso i tabaccai, e ovviamente i tagli intermedi di francobolli, tanto per capirci: quelli in centesimi, non esistono più. Quindi o si arrotonda l’affrancatura ovviamente in eccesso, o si devono fare ore ed ore di fila presso gli uffici postali, che suppliranno alla mancanza di francobolli mettendo un timbro sulla vostra corrispondenza. Fino a quando dovremo sopportare questo disgustoso stato di cose?

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Dedica…

24 Febbraio 2015 8 commenti

Ho trovato su Internet queste parole, che ho ritenuto molto belle, attuali e degne di di essere citate insieme con il suo bravo autore: Mimmo Losacco.
Dedica di un padre al proprio figlio:

se un giorno mi vedrai vecchio; se mi sporco quando mangio e non riesco a vestirmi… abbi pazienza. Ricorda il tempo che ho trascorso a insegnartelo.

Se quando parlo con te, ripeto sempre le stesse cose… non m’interrompere… ascoltami. Quando eri piccolo, dovevo raccontarti ogni sera la stessa storia, finché non ti addormentavi.

Quando non voglio lavarmi, non biasimarmi e non farmi vergognare… ricordati quando dovevo correrti dietro inventando delle scuse perché non volevi fare il bagno.

Quando vedi la mia ignoranza delle nuove tecnologie, dammi il tempo necessario e non guardarmi con quel sorrisetto ironico: ho avuto tutta la pazienza per insegnarti l’abc!  Quando a un certo punto non riesco a ricordare o perdo il filo del discorso …. Dammi il tempo necessario per ricordare e se non ci riesco non t’innervosire …. La cosa più importante non è quello che dico, ma il mio bisogno di essere con te e averti lì che mi ascolti.

Quando le mie gambe stanche non mi consentono di tenere il tuo passo. non trattarmi come se fossi un peso, vieni verso di me con le tue mani forti, nello stesso modo con cui io l’ho fatto con te quando muovevi i tuoi primi passi. Quando dico che vorrei essere morto… non arrabbiarti, un giorno comprenderai che cosa mi spinge a dirlo. Cerca di capire che alla mia eta’ non si vive. si sopravvive.

Un giorno scoprirai che nonostante i miei errori ho sempre voluto il meglio per te, e che ho tentato di spianarti la strada. Dammi un po’ del tuo tempo, dammi un po’ della tua pazienza, dammi una spalla su cui poggiare la testa allo stesso modo in cui io,un tempo, l’ho fatto per te. Aiutami a camminare, aiutami a finire i miei giorni con amore e pazienza, in cambio io ti darò un sorriso e l’immenso amore che ho sempre avuto per te.

Ti amo figlio mio e prego per te anche se m’ignori.

Papà

 

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CONSIGLI PER LA CASA.

3 Febbraio 2015 6 commenti

1-Come mantenere il fuoco nel camino quando c’è scarsità di legname: Raccogliere una grossa quantità di giornali, bagnarli uno per uno nell’acqua, e stropicciarli fino a farne delle palle. Mettere le palle così ottenute ad asciugare al sole. Quando dopo qualche tempo saranno completamente asciutte, potrete utilizzarle nel camino, nella stufa o nella cucina economica, al posto della legna.

2-Come accendere facilmente il fuoco: tagliare un ciocco di legno bene asciutto in listelli sottili, accartocciare due o tre fogli di giornale inumiditi con qualche goccia di alcol. In mancanza fare colare sui giornali parecchie gocce di cera da una candela. Disporre i listelli di legno precedentemente preparati sopra la carta accartocciata e accendere il tutto con uno zolfanello.

3-Come fare il bucato e ottenere biancheria pulita e bianca: porre nel mastello due o tre secchi di acqua calda, immergete la biancheria nell’acqua  e lasciatela riposare qualche minuto. Poi ponete la tavoletta nel mastello e sfregate energicamente la biancheria con un mattoncino di sapone, eventuali macchie possono essere eliminate o comunque sbiadite versando sulla stoffa umida alcune gocce di limone. Sciacquate bene la biancheria con acqua pulita, ponetela nel mastello e ricopritela con un telo spesso, versate sul telo, abbondante cenere di legna passata con un setaccio, versate acqua bollente sulla cenere, lasciate riposare il tutto per almeno una nottata, poi risciacquate la biancheria in acqua pulita e stendetela al sole.

4-Come ottenere acqua da bere fresca anche durante l’estate: riempite con l’acqua, appena raccolta dal pozzo, un’anfora di coccio non verniciata, ponete l’anfora in un luogo ombreggiato e ventilato e lasciatela trasudare. L’acqua che andrete a bere avrà un sapore fresco e gradevole.

5-Come mantenere il latte a lungo: portate il latte ad ebollizione facendo attenzione che non trabocchi della pentola, poi conservatelo in un luogo fresco ombreggiato e ventilato. Avrà una durata anche di due o tre giorni.

6-Come ottenere del burro: riempite per tre quarti una bottiglia con del latte fresco e appena munto, tappate bene la bottiglia e agitatela a lungo con una certa violenza da destra verso sinistra e viceversa, dopo qualche tempo vedrete che all’interno della bottiglia si sarà formato del burro.

7-Come ottenere il sale fino dal sale grosso: se non disponete di un mortaio e del relativo pestello, ponete il sale grosso sopra un tovagliolo di stoffa consistente e ben pulita, quindi schiacciate il sale grosso con una bottiglia di vetro che utilizzerete come se fosse un mattarello fino ad ottenere il sale della grandezza voluta.

8-Come conservare la carne senza problemi anche per tre o quattro giorni: ponete una padella sul fuoco con un filo d’olio, e scottate leggermente la carne su entrambi i lati. Conservate quindi la carne in un luogo fresco e asciutto dopo averla bene avvolta tra due fogli di carta oleata.

(Sorpresi? Beh, un tempo non troppo lontano si faceva così)

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Attacco alla libertà di stampa

9 Gennaio 2015 15 commenti

“Attacco terrorista alla libertà di stampa nel cuore d’Europa.”

Giusto. Questi i titoli della maggior parte dei giornali ed è difficile commentare l’orrore e lo sdegno per quanto è successo. La mostruosa follia che, a quanto pare, sta sconvolgendo la mente di migliaia di persone, senza distinzione di età, cultura, sesso, appartenenza linguistica o religiosa, è un cancro che sta devastando quella creatura che un tempo era definita homo sapiens.

E’ un viscido vento di terrore e di morte che ha ripreso a soffiare sul nostro pianeta forse con una violenza addirittura superiore a quella che sconvolse il mondo tra il 1 settembre 1939 e l’8 maggio 1945.

E’ un virus mentale di gran lunga più diffuso e pernicioso di quello dell’ebola! Mai avrei creduto che l’avvento del ventunesimo secolo avrebbe visto lapidazioni, taglio della testa, massacro di donne e bambini, stupri e rapimenti, strage di innocenti giornalisti e passanti, fino all’indescrivibile orrore di un colpo sparato alla testa di un infelice poliziotto, ferito e steso in terra che chiede pietà. Ma che cosa stiamo diventando? Che cosa SIAMO diventati?

A ciò si aggiunga che, pur nella inimmaginabile difficoltà di potersi difendere da tale fenomeno, si resta sbigottiti di fronte alla incapacità e all’incompetenza della polizia e dei servizi segreti di un grandissimo paese qual’è la Francia che pur essendo a conoscenza dei precedenti terroristici di alcuni individui, non solo non li ha tenuti sotto costante osservazione, ma se questi non avessero, quasi come per sfida (!), dimenticato sul luogo del crimine la propria carta di identità, forse sia la polizia che i servizi non sarebbero neppure stati in grado di individuarli.

Riusciranno ad arrestarli? sembra inconcepibile, ma il tempo passa e ogni assicurazione che regolarmente arriva ogni tre o quattro ore, e dai luoghi più diversi, di essere sulle loro tracce svanisce regolarmente nel nulla. Ancora migliaia di uomini, con elicotteri e mezzi sofisticatissimi, non hanno ottenuto alcun risultato, e se non vi riusciranno nelle prossime ore ho la sensazione e il timore che non potranno ottenerlo mai più. Spero, domani, di essere smentito.

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Noam Chomsky, “ecco 10 modi per capire tutte le menzogne che ci dicono”

22 Dicembre 2014 11 commenti
  • Noam Chomsky, padre della creatività del linguaggio, definito dal New York Times “il più grande intellettuale vivente”, spiega attraverso dieci regole come sia possibile mistificare la realtà.

La necessaria premessa è che i più grandi mezzi di comunicazione sono nelle mani dei grandi potentati economico-finanziari, interessati a filtrare solo determinati messaggi.

1) La strategia della distrazione, fondamentale, per le grandi lobby di potere, al fine di mantenere l’attenzione del pubblico concentrata su argomenti poco importanti, così da portare il comune cittadino ad interessarsi a fatti in realtà insignificanti. Per esempio, l’esasperata concentrazione su alcuni fatti di cronaca (Bruno Vespa é un maestro).

2) Il principio del problema-soluzione-problema: si inventa a tavolino un problema, per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare. Un esempio? Mettere in ansia la popolazione dando risalto all’esistenza di epidemie, come la febbre aviaria creando ingiustificato allarmismo, con l’obiettivo di vendere farmaci che altrimenti resterebbero inutilizzati.

3) La strategia della gradualità. Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi. E’ in questo modo che condizioni socio-economiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni degli anni 80 e 90: stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione in massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.

4) La strategia del differimento. Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, ottenendo l’accettazione pubblica, al momento, per un’applicazione futura. Parlare continuamente dello spread per far accettare le “necessarie” misure di austerità come se non esistesse una politica economica diversa.

5) Rivolgersi al pubblico come se si parlasse ad un bambino. Più si cerca di ingannare lo spettatore, più si tende ad usare un tono infantile. Per esempio, diversi programmi delle trasmissioni generaliste. Il motivo? Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni, in base alla suggestionabilità, lei tenderà ad una risposta probabilmente sprovvista di senso critico, come un bambino di 12 anni appunto.

6) Puntare sull’aspetto emotivo molto più che sulla riflessione. L’emozione, infatti, spesso manda in tilt la parte razionale dell’individuo, rendendolo più facilmente influenzabile.

7) Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità. Pochi, per esempio, conoscono cosa sia il gruppo di Bilderberg e la Commissione Trilaterale. E molti continueranno ad ignorarlo, a meno che non si rivolgano direttamente ad Internet.

8) Imporre modelli di comportamento. Controllare individui omologati é molto più facile che gestire individui pensanti. I modelli imposti dalla pubblicità sono funzionali a questo progetto.

9) L’autocolpevolizzazione. Si tende, in pratica, a far credere all’individuo che egli stesso sia l’unica causa dei propri insuccessi e della propria disgrazia. Così invece di suscitare la ribellione contro un sistema economico che l’ha ridotto ai margini, l’individuo si sottostima, si svaluta e addirittura, si autoflagella. I giovani, per esempio, che non trovano lavoro sono stati definiti di volta in volta, “sfigati”, choosy”, bamboccioni”. In pratica, é colpa loro se non trovano lavoro, non del sistema.

10) I media puntano a conoscere gli individui (mediante sondaggi, studi comportamentali, operazioni di feed back scientificamente programmate senza che l’utente-lettore-spettatore ne sappia nulla) più di quanto essi stessi si conoscano, e questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un gran potere sul pubblico, maggiore di quello che lo stesso cittadino esercita su sé stesso.

Si tratta di un decalogo molto utile. Io suggerirei di tenerlo bene a mente, soprattutto in periodi difficili come questi.

 

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AIUTOOO… mi vogliono vaccinare!

29 Novembre 2014 14 commenti

Da TV e giornali: 2 ottuagenari morti dopo la vaccinazione! 3 morti dopo la vaccinazione! 6 morti dopo la vaccinazione!

Francamente non capisco se dietro a questa infinita serie di notizie terrorizzanti, che ci vengono giornalmente propinate dalla TV o dai giornali, vi siano particolari potenti interessi economici o politici, o si tratti semplicemente di infami disgustose e abbiette persone che si professano giornalisti e che cercano, per i loro sporchi motivi di visibilità, di terrorizzare la gente. Prima hanno iniziato con la imminente fine del mondo, proclamata da un fantomatico calendario Maya, era una evidente bufala e fin qui va bene, si può anche sorridere. Poi durante questa crisi economica che, partendo dall’ America ha contagiato il resto del mondo e l’Europa in particolare, ci hanno detto che stiamo affondando, che tra poco saremo nella miseria più nera e che i nostri figli per trovare il cibo dovranno frugare nei cassonetti della spazzatura. Ovviamente il danno di queste notizie è evidente: anche chi può, e sono ancora moltissimi, non compra e cerca di risparmiare e di conseguenza l’economia va sempre più a rotoli, la produzione ristagna e la disoccupazione cresce. Ma forse questo non bastava, o non era sufficiente e adesso ci terrorizzano con l’ebola o con altre spaventose e sconosciute malattie provenienti dall’Africa. Evidentemente non sono bastati i passati allarmismi sulla mucca pazza, l’aviaria, e altre amenità che ci stanno propinando da anni. Ora si terrorizza il popolo invitandolo subdolamente ad evitare i vaccini. Ci si dimentica quanto i vaccini abbiano salvato migliaia migliaia di vite umane ed evitato di vedere le strade popolate da bambini storpi, perché colpiti dalla poliomielite, così come avveniva un tempo. Che un vaccino, un qualsiasi vaccino, possa arrecare qualche danno ad una o due persone su di 1 milione è cosa nota e risaputa, nessuno è uguale all’altro e qualcuno può anche avere una reazione anafilattica, resta il fatto che migliaia e milioni di persone si sono salvate e si salvano da malattie gravissime proprio grazie ai vaccini! Ci siamo dimenticati gli 8 milioni di morti provocati dall’influenza spagnola nei primi anni del novecento? Ci siamo dimenticati che quando si arriva ad un’età avanzata si muore comunque, e che ogni anno qualche centinaio di anziani muore naturalmente per cause bronchiali o influenzali anche senza essersi sottoposti ad alcun tipo di vaccinazione? Francamente non ne posso più di queste notizie becere, e spesso del tutto false, dalle quali la popolazione non può che ricavare gravissimi danni. Studiate, informatevi, leggete che cosa avveniva prima che i vaccini esistessero, consultatevi con uno o più medici di fiducia e poi prendete responsabilmente le vostre decisioni, e accettatene però le conseguenze che potrebbero essere gravissime anche per i vostri figli.

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Wirton, un poeta che mi piace!

25 Novembre 2014 16 commenti
Wirton Arvel

16 novembre 16.26.34

Oggi ti ho incontrato

Ti ho visto
in quell’uomo un po’ incazzato
e ne ho sorriso

Ti ho intravisto
fra le rughe di una vecchia mamma
e il mio cuore un po’ ne ha pianto

Eri fra i gabbiani bianchi e oro
che volavano sul fiume
e ho sfiorato il cielo

Eri nel tenue verde degli alberi
che tingevano di vita la terra
e ho danzato con il vento

Eri nell’acre odore dell’asfalto
che calpestavo incurante
con i miei piedi da uomo

Eri negli occhi
della donna che amo
e ti ho stretto a me

Mio Dio
oggi ti ho sentito accanto
accanto a me
in questo piccolo mondo

Sentivo la mia anima colmarsi d’amore
come polvere
che brilla in un raggio di sole

~ Oggi ti ho incontrato – 16 novembre 2014

§

(versione inedita e rivisitata, diversa rispetto a quella contenuta in “Vagabondando fra le stelle” http://smarturl.it/stelle)

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Tout passe, tout casse, tout lasse…

8 Novembre 2014 16 commenti

È ben conosciuto il detto che in Italia vi siano più scrittori che lettori. Ciò è parzialmente vero se identifichiamo come “scrittore” chiunque ponga la penna sulla carta, o il dito sulla tastiera, allo scopo di scrivere un racconto, un romanzo, o un qualsiasi impegno di genere letterario. Personalmente ritengo che possa definirsi “scrittore” solo colui che riesce a concepire un’opera che penetra e colpisce l’animo del lettore, aprendogli nuovi scenari, confermandogli di non essere l’unico a provare certe sensazioni, circondandolo e accarezzandolo con la consapevolezza di non essere la sola persona ad essere afflitta da certi dubbi, da certi timori, da certi tragici e spesso devastanti avvenimenti della vita, ma di far parte di una dolorosa e numerosa umanità che condivide le medesime emozioni. Altra caratteristica dello “scrittore” è quella di trasmettere, consapevolmente o meno, nella propria opera la parte più intima e profonda del suo pensiero, delle sue sensazioni e della propria vita. È una specie di involontaria confessione: un’apertura inconscia ai personali sentimenti e alle sensazioni più profonde, un discorso che l’autore affida alla scrittura e che, probabilmente, non sarebbe mai stato in grado, o non avrebbe mai voluto, confidare in voce a nessuno. La lettura delle opere di “questi” scrittori non è mai facile: interi paragrafi o intere pagine devono essere letti riletti e approfonditi, si devono gustare e meditare fino a comprenderne l’essenza e a farli propri. “Le nuvole non si fermano mai” mi ha impegnato nella lettura per diverso tempo, lettura che si è conclusa verso le quattro di questa notte. Conclusa la lettura, ma non la riflessione che sicuramente mi indurrà a rileggere e meditare interi capitoli. La composizione del romanzo è inusuale: un romanzo che racconta un altro romanzo, una donna che narra se stessa, le proprie esperienze, i propri timori, e nel contempo le vicissitudini della protagonista del suo romanzo; due persone che in definitiva rappresentano lo sdoppiamento della stessa persona, gravata dal peso delle incomprensioni, delle sofferenze, delle malattie e dei dubbi esistenziali che sono spesso la caratteristica di un’intera umanità. “Gott ist tot” Dio è morto, affermava Friedrich Nietzsche, e questa constatazione ha scavato un immenso solco nelle tradizioni consolatorie che per millenni hanno pervaso le civiltà occidentali (e non solo). Se Dio è morto, ossia se Dio non esiste, allora non esiste uno scopo nella nostra vita, una speranza di vita futura, una conservazione della memoria individuale o di quella storica della nostra razza. Tutto è vano, si ingigantisce la paura della morte come conclusione definitiva di ogni cosa, e la scomparsa di una persona cara: una madre, un figlio, crea un vuoto perenne nella nostra vita, un vuoto difficile da colmare o da seppellire rifugiandosi in altri affetti o in altre partecipazioni. Ma questa è solo una sensazione, un semplice assaggio dei numerosi temi trattati nel romanzo: le ipocrisie, le invidie, il retaggio di antichi aforismi conseguenti ad una società patriarcale ottusa e prepotente; inamovibili sentenze su ciò che è normale e morale, e su ciò che invece non lo è, talmente inculcate nella mentalità di alcune persone al punto da creare insanabili fratture anche tra l’amore che una madre deve avere verso il proprio figlio. C’è, tuttavia, un elemento che occhieggia, quasi nascosto, tra le pagine del libro e che ristora con un soffio catartico le impressioni del lettore: è l’amore, quell’amore possente e prorompente che infrange e supera sia le tradizioni che le barriere, l’amore e la complicità di una persona verso un’altra persona, quella capacità di empatia e di condivisione che lega indissolubilmente due esseri e che consente loro di affrontare l’esistenza con rinnovata fiducia anche se questa non potrà dare una risposta definitiva ai loro problemi esistenziali. “Le nuvole non si fermano mai” un libro di una grande scrittrice, vera perla rara nel grande universo di coloro che riversano sulla carta, o sui file di un computer, i pensieri che affollano le loro menti.

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Una lettera da mio figlio: 50 anni… di matrimonio

6 Ottobre 2014 10 commenti

50 anni… 18250 giorni… 438000 ore… 26280000 minuti di Ordinario che diventa Straordinario.

Cari genitori, cari papà e mamma… Sembra incredibile eppure ce l’avete fatta!
A prescindere dalle difficoltà tecniche di sopravvivenza: i possibili incidenti-accidenti che possono capitare, determinando sospensioni o addirittura interruzioni della propria esistenza; la capacità di restare insieme tra tante difficoltà per un tempo così lungo appare al giorno d’oggi come un fatto unico e quasi irripetibile.
Io poi, nato quasi subito per rompere le scatole a una giovane coppia, ho avuto la fortuna, da unico e fin troppo amato figlio, di vivere buona parte di questo periodo accanto a voi, testimone oculare della Vostra Vita, con i suoi Pro e i suoi Contro, i momenti di gioia e serenità forse (sicuramente) troppo pochi, e quelli di inquietudine, di infelicità e incomprensione forse (sicuramente) troppo numerosi.
Eppure il bilancio di questi vostri 50 anni di matrimonio pur nella sua complessità è decisamente positivo: avete saputo, avete voluto stare e restare insieme, avete saputo e voluto navigare in acque spesso agitate cercando tra 1000 difficoltà una rotta comune; non sono mancati, e non mancano a tutt’oggi, i momenti di disagio, di sconforto, di incomprensione e di litigio eppure qualcosa come un filo invisibile (che io e Rossella chiamiamo Amore) vi continua ad unire come se fosse ancora la prima volta.
Certo!… non con quella passione, quel giovanile e acerbo ardore ricco di sogni (troppo spesso prematuramente infranti dalla durezza della vita, dalle difficoltà economiche, dalle convivenze forzate, dalle differenze caratteriali, eccetera) che li caratterizzava nei primissimi anni e che oggi, e negli ultimi anni, si è offuscato sotto il peso della maturità e della incombente anzianità, della troppa saggezza e consapevolezza, ma anche dalle troppe disillusioni che da sempre hanno appesantito il vostro rapporto.
Ciò nonostante siete un esempio e lo sarete nel futuro per me, per mia moglie, per i miei figli e per quanti vi conoscono.
Caro papà indubbiamente mi hai sorpreso! Con gli acciacchi e tutti gli altri fastidi che recentemente ti affliggono, e soprattutto con il tuo carattere storicamente sedentario, non pensavo che avresti accondisceso alla richiesta di mamma di festeggiare questo evento con un viaggio: dopo tanti anni è difficile comunque mettersi in gioco anche per piccoli spostamenti, rinunciando seppur per un breve periodo alle proprie certezze, alle proprie comodità, ai modi comuni con cui si fa fronte alle difficoltà del proprio quotidiano; e tu mamma sai bene che il tuo cinquantenario compagno ti darà del filo da torcere! Eppure hai voluto portare fino in fondo con caparbietà encomiabile questa sfida il cui esito non è comunque scontato: litigi e incomprensione, piccoli acciacchi… sappiamo sono dietro l’angolo e spesso ci aspettano nei momenti di riposo o di ferie. Lo sai bene che dovrai un po’ lottare anche contro di essi.
Una preghiera: non fatevi la guerra, stabilite un armistizio uno di quelli veri (non quelli fasulli che si vedono in tv) anzi stipulate un patto reciproco di non belligeranza perché questo è un evento unico, eccezionale e irripetibile.
Non vale, ripeto, non vale la pena inquinarlo con il grigiore della quotidianità (che comunque vi aspetta dopo poco più di una settimana).
Fatelo per voi e fatelo anche per me perché io Vi sappia per qualche giorno sereni, senza eccessi e senza perdere né annullare il Vostro carattere, la Vostra personalità. Semplicemente cercate di essere come bambini: cercate di scoprire, di far prevalere la curiosità se pure magari a distanza perché papà non vuole scendere dalla cabina o dalla nave perché è stanco, non ha dormito o gli fa male il collo, ma comunque mette la testa fuori dall’oblò e passeggia sul ponte. Tu mamma, al suo fianco o magari per strada, nelle trasferte fuori bordo, pensi a Te, a Lui e anche a noi, e godi con gli occhi e con le orecchie quello che ti circonda e che non hai mai visto e sentito.
Insomma un evento speciale che lo sarà veramente se anche voi sarete per qualche giorno speciali, reciprocamente speciali; e io mi sentirò con voi ogni giorno, ogni minuto, ogni secondo, ricordando uno dei pezzi più belli della mia vita che fu quel viaggio in Grecia. Perché anch’io, per tante ragioni, in questi anni ho avuto poche, pochissime occasioni, di viaggiare e credo che quello del viaggio sia uno dei principali aneliti di ogni essere umano.
Quindi fatevi forza, mi raccomando! Godete tutto il possibile e auguri di cuore per questo Vostro Magico Anniversario da chi Vi vuol bene, da chi è carne della vostra carne, un po’ nel male (ansia e senso di responsabilità) ma soprattutto nel bene (affettività, volontà e onestà)… con tutto il cuore.
Tullio, Rossella e i ragazzi.

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