La ciocca di capelli
L’aria, benché fosse inverno, era tiepida e il sole aveva un colore lievemente diverso dal solito. Si intravedeva a stento, perché occultato per la maggior parte del suo percorso da alti palazzi, e spandeva intorno un chiarore diffuso dai toni quasi violacei. Vagamente stupito, l’uomo si accorse di indossare un’elegante camicia di seta gialla e dei pantaloni di lino, bianchi, che non ricordava di avere mai posseduto ma che, tuttavia, gli ridestavano antiche sensazioni. Anche la strada che stava percorrendo gli era estranea benché avesse il convincimento che fosse quella giusta.
Lungo il bordo del marciapiede scorreva un rigagnolo scuro e limaccioso. Sapeva di doverlo evitare e lo superò con un balzo. Pochi passanti, dall’aspetto misero a trasandato, si aggiravano per la strada. Alcuni lo guardarono fisso con occhi minacciosi. La situazione gli sembrava sempre più strana e confusa e provava una certa inquietudine che, mano a mano che il tempo passava, si stava trasformando in un’ agitazione simile alla paura. Un grosso ratto, simile a una disgustosa e fetida palla grigiastra, sbucò da un tombino e gli attraversò veloce la strada girando il muso appuntito e digrignando piccoli, feroci, denti aguzzi. Cadde nel rigagnolo ed emise uno squittio di dolore, la sua pelle principiò a sciogliersi e fumare come se fosse caduto nell’acido solforico.
L’uomo si arrestò un attimo, incerto e spaventato, ma qualcosa lo spinse ad andare sempre avanti; sentiva di dover raggiungere una meta sconosciuta ma ignorava come, dove e perché.
Attraversò un tunnel, oscuro, sporco, maleodorante; accelerò il passo e iniziò a correre per raggiungerne la fine e la fioca luce che scorgeva in lontananza. Il cuore gli batteva violentemente nel petto : più correva e più gli sembrava di rallentare. Quando faticosamente raggiunse l’uscita, scorse, di fronte a sé, l’infinita distesa del mare. Non aveva un aspetto normale e rassicurante, era invece un mare torbido e minaccioso. Non c’era vento, ma alte onde si levavano in alto e ricadevano lente tra gorgogli di viscida spuma giallastra. Era un mare ostile, infetto e pericoloso. Lui e il mare sembravano osservarsi a vicenda nutrendo tra di loro un profondo inspiegabile senso di odio.
Una mano delicata e gentile gli sfiorò il braccio. Si voltò di colpo e sgranò gli occhi per lo stupore mentre il suo animo si riempiva di commozione e di tenerezza.
- Elisa? Elisa, amore mio, sei tu? sei proprio tu? Ma tu non eri…
La donna sorrise e lo fece tacere ponendogli un dito sulle labbra. Poi lo strinse forte tra le braccia poggiando la testa sulla sua spalla. Lui chinò il capo e accarezzò tremante la setosa massa di capelli neri della ragazza, capelli talmente lunghi che le scendevano come un manto regale fino alla vita sottile.
Senza una parola, lei, con dolcezza, lo prese per mano, quasi trascinandolo con sé. Lui, estasiato, e con il cuore in tumulto, non riusciva a staccare gli occhi dalle snella e flessuosa figuretta di lei. Quanto aveva sofferto nella vana speranza di poterla rivedere, di poterla toccare… dal profondo della sua mente riaffiorava, per subito svanire, un angoscioso ricordo: la sua mano che cercava invano di trattenerla, di afferrare i capelli svolazzanti di lei che invece gli sfuggiva, e si allontanava sempre più scomparendo nel nulla.
Senza comprendere come, si trovò all’improvviso in una confortevole accogliente stanza che gli fu subito familiare. Nel grande camino scoppiettava allegro il fuoco di alcuni ciocchi gettando intorno una luce dorata. Con dolcezza la donna si chinò e sdraiatasi sul morbido folto tappeto posto di fronte al focolare attirò l’uomo sopra di sé. Con un solo rapido gesto lui si strappò di dosso le camicia e, preso tra le mani il visino di lei, chiuse gli occhi e appoggiò le labbra sulle sue in un lungo, tenero e appassionato bacio.
Con uno schiocco secco una lingua di fuoco si levò da un ciocco e gli lambì la schiena. Con un grido di dolore aprì gli occhi, trovandosi improvvisamente avvolto dalle fiamme. Bruciavano i cartoni dei quali si era ricoperto per sfuggire al freddo, e ardevano i suoi vestiti lerci e bisunti, e la sua carne, intrisa di benzina. Agonizzante cercò di levarsi in piedi e di sfuggire al fuoco che lo stava divorando. Tra il fumo che gli appannava la vista scorse il volti ghignanti di alcuni giovani teppisti, dal cranio rasato e dai corpi tatuati, uno dei quali lo colpì con una pedata al ventre ricacciandolo tra le fiamme mentre un altro gli lanciava contro un altro getto di carburante.
Le sirene delle auto della polizia e quella dei pompieri, richiamati da qualche passante, interruppero le risate e gli sberleffi dei malviventi che, inforcate le loro moto, sparirono rombando nella notte. Velocemente un pompiere gli gettò addosso una coperta e, con un estintore a polvere, spense le fiamme. In breve sopraggiunse anche un autoambulanza. Un infermiere tolse la coperta , si chinò sul corpo ustionato e ancora fumante dell’uomo e scosse tristemente il capo.
- Niente da fare. Ormai è andato. – disse.
Un poliziotto, ponendosi un fazzoletto sulla bocca e sul naso per mitigare il nauseante odore di carne bruciata, sbottò inferocito:
- Questo è il terzo barbone, in una settimana, al quale quei delinquenti danno fuoco. Ormai però abbiamo individuato chi sono e tra poco li prenderemo. Probabilmente, invece, non scopriremo mai chi sia questo povero sventurato.
- E’ l’ingegnere Marchetti . – Disse, con voce sommessa un signore anziano e benvestito che, recando un pacchetto in mano, si trovava tra la folla che si era radunata intorno al luogo del delitto e che la polizia stentava ad allontanare.
- Un ingegnere? – sbottò, sorpreso il poliziotto – Com’è possibile? e si è ridotto a dormire per strada in mezzo ai cartoni? Ma lei chi è? lo conosce? e come lo conosce? Fatelo passare, si avvicini.
- Sono l’avvocato Roberti. Sono io che vi ho chiamati. Sì, lo conosco bene, e stavo venendo a portargli qualcosa da mangiare come faccio tutte le sere. Era lui che, ormai, non era più in grado di riconoscere me. Ero amico di suo padre, morto tanti anni fa e che, fortunatamente non ha assistito alla triste fine di suo figlio. Eh, sì. Purtroppo è una tragica storia.
Una poliziotta che, nel frattempo , aveva individuato e raccolto una tanica che aveva contenuto del liquido infiammabile, si avvicinò incuriosita.
- Ce la vuole raccontare questa storia? Che cosa ci può dire?
- Vede, – disse tristemente il signore anziano, – l’ingegnere Marchetti era un uomo brillante e con un’ottima posizione. Fin da ragazzo si era perdutamente innamorato di Elisa, una sua compagna di scuola che, a sua volta, era pazza di lui. Si sposarono; poco tempo dopo parteciparono entrambi ad una vacanza in crociera. Improvvisamente sopraggiunse una tremenda tempesta e, disgraziatamente, la ragazza cadde in mare. L’ingegnere si gettò subito in acqua per soccorrerla, ma lei affondò come un sasso. Lui la seguì cercando di afferrarla; rimase sott’acqua talmente a lungo che i marinai della nave temettero che fosse affogato. Infine il suo corpo, semisvenuto, riemerse; fu recuperato a stento e, in una mano, stringeva una ciocca dei capelli della sua adorata sposa che aveva invano tentato di salvare. Da allora sembrò impazzito, divenne irriconoscibile, cominciò a bere ed era sempre ubriaco. Alla fine fu licenziato e la sua vita iniziò una precipitosa discesa. Rifiutò ostinatamente qualsiasi aiuto di amici e parenti, iniziò anche a drogarsi, perse la casa e insieme con quella anche quella poca lucidità che gli era rimasta. Divenne un vagabondo di strada che ormai dormiva sotto i ponti tra gli stracci e i cartoni. Scomparve e non se ne sentì più parlare. Poi, da qualche mese è ricomparso e si è rifugiato qui, sotto questo portico vicino alla sua vecchia casa. Non dava fastidio a nessuno e, tranne me, nessuno l’aveva riconosciuto. Non parlava più, dormiva quasi sempre e si agitava nel sonno, lamentandosi, chissà quali sogni o quali incubi lo tormentavano, non lo sapremo mai.
La “scientifica” aveva terminato le sue foto e i suoi controlli. Il medico legale, che stava esaminando il cadavere, sussultò, e tratta una busta di plastica trasparente vi introdusse qualcosa.
- Brigadiere! – chiamò, – ecco qualcosa che vi potrà essere molto utile per inchiodare quegli assassini analizzandone il DNA. Evidentemente questo poveretto è riuscito a strappare una ciocca di capelli ai suoi aggressori! È strano però. Stringeva in mano questi capelli che, non solo non si sono bruciati, ma… sembrano bagnati come se fossero stati immersi nell’acqua!
L’avvocato Roberti si avvicinò e contemplò stupefatto la busta, con all’interno una lunga ciocca di capelli corvini.
- Non vi serviranno a nulla, brigadiere, – mormorò con voce rotta, mentre una grossa lacrima gli scorreva sul viso, – Quei teppisti non li ho visti bene in viso, perché erano ancora lontani, ma avevano tutti la testa rasata. Questi… non sono i capelli di quei delinquenti, sono i capelli di sua moglie Elisa… la mia povera figlia morta.
L’esperimento
Il Supervisore. che da tempo aveva annunziato la sua visita, entrò sorridendo nel grande laboratorio. Come sempre, il suo volto era luminoso e sereno e il Grande Restauratore lo accolse con piacere e reverenza.
«Com’è andata questa volta? È stato più difficile dell’altra?»
«Sì, abbastanza; molte specie importanti erano completamente estinte e ho dovuto ricrearle, quella principale era ridotta a pochissime unità ormai irrimediabilmente contaminate. Le ho risanate, moltiplicate e nuovamente differenziate, riprendendo delle peculiarità ormai scomparse. L’altra volta tu avevi eliminato tutto sommergendolo sotto l’acqua, ma almeno avevi preservato ogni coppia di esemplari»
«È vero, ma l’altra volta era stato un mio necessario e indispensabile intervento, questa volta hanno fatto tutto da soli.»
«Purtroppo sì. Adesso però mi sembra che tutto sia tornato a posto, guarda tu stesso.»
Le terre emerse del pianeta erano ricoperte di foreste e valli erbose. I poli, ricoperti di ghiaccio, splendevano di un bianco abbagliante. Agglomerati di piccole costruzioni sorgevano qua e là, principalmente in prossimità di fiumi le cui acque cristalline scendevano dolcemente al mare.
«Molto bene, è bellissimo. Hai fatto un ottimo lavoro. Speriamo che non sia più necessario il nostro intervento. Ritornerò a controllare tra qualche tempo.»
Il Supervisore uscì, e tornò “dopo qualche tempo”. Il computo del fattore tempo è sempre molto soggettivo: per qualcuno un anno è un tempo lungo, per altri, un eone è un tempo breve.
Questa volta il Grande Restauratore era avvilito e a capo chino.
«Ti vedo sconvolto e avvilito… è andata male?» disse, preoccupato, il Supervisore.
«Male? direi molto peggio dell’ultima volta. Io ormai non posso fare più nulla. Solo tu, se vuoi, puoi intervenire.»
Il pianeta era grigio e spento, con enormi chiazze dall’aspetto rugginoso, rotte, a tratti, da crateri radioattivi, alcuni ancora fumanti, i cui mortiferi miasmi erano trasportati dal vento sulle acque limacciose e stagnanti di mari ormai privi di ogni forma di vita.
«Che orrore! Ancora una volta non hanno tratto alcun insegnamento dal loro disgustoso passato!»
«Interverrai? Proviamo ancora?
«No. Adesso basta. Questo esperimento finisce qui.»
Medici e medicine
Italo Popolo era stato in buona salute per parecchio tempo; col passare degli anni, tuttavia, cominciò a soffrire di qualche acciacco. Il medico che lo aveva in cura, si dimostrò alquanto incompetente e gli prescrisse una infinita quantità di medicinali costosi, inutili e quasi sempre dannosi. Le case farmaceutiche ricambiavano il medico con regali e cospicue provvigioni che, unitamente alle salate parcelle che si faceva regolarmente pagare da Italo Popolo, lo avevano reso sempre più ricco e avido.
Venne il giorno in cui il povero Popolo cominciò a stare seriamente male: le sue finanze erano sempre più misere e i suoi organi sempre più danneggiati fino a diventare quasi cancrenosi. Il medico si preoccupò. Sotto sotto, era ben consapevole di essere altrettanto incapace quanto avido, e che il possibile decesso di Italo Popolo lo avrebbe ovviamente privato del suo potere e delle ricchezze accumulate. Cercò disperatamente di porre rimedio alla propria inadeguatezza inondando il paziente di rassicurazioni e barzellette, tese inutilmente a migliorarne il sistema immunitario e, successivamente, con una serie di interventi che non ottennero altro che un notevole peggioramento della situazione.
Il paziente era ormai quasi agonizzante quando il medico si decise a farsi parzialmente da parte cedendo il suo posto a un collega ritenuto un luminare. Questi , avendo riscontrato che l’ammalato era ormai quasi in punto di morte, gli prescrisse una massiccia dose di medicinali amari e costosissimi. Decise inoltre essere assolutamente necessario e indispensabile intervenire anche chirurgicamente, asportando al Popolo una consistente dose di organi.
Purtroppo nessuno è ancora in grado di sapere se questa cura sia stata, o sarà, realmente giusta e necessaria, e se il Popolo sarà in grado di sopravvivere e riprendersi, benché dissanguato e in preda a mille difficoltà, o se la gravosità delle misure intraprese lo condurrà a una inevitabile e dolorosa fine.
Ah, dimenticavo: il primo medico si chiama Giocondo Partito e il secondo Mario Monticchio.
Le Poste e i libri
La “Poste italiane S.p.A.” è oggi una società sotto il controllo del competente Ministero che ne possiede l’intero pacchetto azionario. E’ una delle più grandi aziende con un organico di quasi 150.000 dipendenti e un utile netto di circa un miliardo di euro. Negli ultimi anni ha subito moltissimi cambiamenti che ne hanno modificato la struttura e ampliato enormemente i servizi e, fin dal 2006, è al quarto posto nel mondo tra gli operatori di servizi postali.
Altrettanto rilevante e notevole è il “dimagrimento” subito dall’azienda se si considera che nel 1990 i dipendenti erano quasi 240.000. E’ ben vero che il progresso tecnologico ha eliminato molti lavori manuali e accelerato le procedure, così com’è altrettanto vero che, per lunghissimi anni le Poste sono state un enorme serbatoio di voti elettorali con la conseguente assunzione di numerose persone poco utili o del tutto incapaci; resta comunque il dubbio che una tale riduzione di personale (così come del resto è avvenuto anche nelle ferrovie dello Stato) possa comportare un notevole sovraffaticamento del personale e qualche disagio per gli utenti.
Da parte mia considero una beffa la tanto decantata introduzione della Posta prioritaria che avrebbe dovuto consentire entro un paio di giorni l’arrivo della corrispondenza; in effetti è stato un modo elegante per fare digerire al cittadino l’aumento del costo del francobollo, passato da 0,45 a 0,60 euro e la successiva abolizione della Posta ordinaria così come stabilito con decreto ministeriale dal ministro dell’epoca Mario Landolfi. Oggi infatti il tagliando “posta prioritaria” non si trova più, così come la corrispondenza, pur non avendo più come un tempo la velocità della lumaca, non ha certo la velocità della gazzella come quella della posta tedesca che da oltre cinquant’anni viene consegnata entro uno o due giorni.
Altro elemento che mi piace poco è la quasi integrale scomparsa dei vecchi postini, esperti conoscitori delle zone loro assegnate, sostituiti da persone con contratto a termine spesso incapaci di svolgere bene il loro lavoro per totale mancanza di esperienza. Anche la “trasparenza” lascia spesso a desiderare: ho già ricordato, in un precedente post, come gli anziani di una certa età possano usufruire di una tariffa ridotta quando si recano a pagare i bollettini postali loro intestati. Certamente è una piccola cosa, ma in questi tempi di grave crisi perché non darne ampia informativa con dei cartelli in tutti gli uffici postali?
Altro fattore che mi fa innervosire è la disinformazione (spero si tratti solo di questo) di molti impiegati postali. Recentemente una mia amica mi ha regalato un libro e alla posta le hanno fatto pagare 2,20 euro per una spedizione che, se fatta con la tariffa “Pieghi di libri ordinaria” le sarebbe costata solo 1,28 euro. Per curiosità mi sono recato in due uffici postali e ho chiesto informazioni. In entrambi i casi gli impiegati mi hanno risposto che la tariffa “Pieghi di libri” si applica solo alle case editrici.
NON E’ VERO! i “Pieghi di libri editoriali” usufruiscono di una tariffa leggermente più ridotta di quella che si applica ai “Pieghi di libri ordinari” della quale possono usufruire anche i cittadini privati che, per qualsiasi motivo, spediscono libri. Ovviamente a condizione che il contenitore o la busta possano essere aperti e che contengano solo e soltanto libri e non altra corrispondenza. Vigilate amici, vigilate! e soprattutto informatevi bene e fate valere i vostri diritti.
l’ IMU… rtacci sua!
Ci siamo quasi. Aprile è agli sgoccioli, maggio volerà via e il 18 giugno, data in cui dovremo versare la prima rata dell’IMU, incombe su di noi, sulle nostre tasche e… sul nostro povero cervello. Vorrei, sì, vorrei tanto che le cose fossero chiare per me e per voi tutti, ma per il momento è un casino! Quanto, come e dove pagheremo? Beato chi ci capisce! La prima rata (ma saranno due o tre? sembra che per le seconde case restino le due tradizionali rate del 16 giugno e del 17 dicembre) dovrà essere quella stabilita dallo Stato, le altre saranno determinate dai Comuni e quindi l’importo sarà maggiorato. Il pagamento dovrà essere effettuato con il nuovo Mod. F24 pagando in banca, alla posta o all’Equitalia. I soggetti con partita IVA dovranno pagare solo via Internet. Attenzione ai codici tributo perché non saranno quelli vecchi, sembra che per l’abitazione principale, nella quale viviamo, il codice sia 3912 (ho detto sembra perché probabilmente arriveranno altre informazioni o almeno si spera!).
Il calcolo del valore sarà tutt’altro che semplice: occorrerà conoscere la rendita catastale e maggiorarla del 5%, il risultato dovrà essere moltiplicato per 160 per le abitazioni e per 55 per i negozi. Su questa nuova cifra, almeno in questa prima fase, si dovrà applicare l’aliquota dello 0.4% sull’abitazione principale che dovrebbe godere (si fa per dire) di una detrazione, da dividere tra i proprietari, di 200 euro più 50 euro per ogni minore residente. Negli altri casi l’aliquota di base è lo 0,76%. Comunque i Comuni hanno la facoltà di maggiorare o diminuire queste aliquote e di rivedere le detrazioni.
Chiunque, tra i miei cortesi lettori, ne sapesse di più, o avesse altre e più certe notizie è pregato di commentare e dire la sua.
Allegria!
31 f a l l i m e n t i ogni giorno!
La maggior parte delle aziende che chiudono sono le imprese piccole. Quelle che ci hanno sempre sbandierato come “il tessuto economico basilare della nostra economia”. Tra le cause principali di questo crollo vi sono: la stretta creditizia, il ritardo nei rimborsi e nei pagamenti e il forte calo della domanda, specialmente di quella interna.
Le banche, benché abbiano avuto un importante aiuto per “evitare” la crisi finanziaria, non si fidano, negano i prestiti e incentivano i fallimenti.
Moltissime PMI avanzano soldi dallo Stato sia per il rimborso dell’IVA sia per il pagamento di beni e servizi resi. Si tratta di milioni e milioni di euro che non vengono onorati perché lo Stato non ha soldi.
Da perfetto ignorante in questo genere di cose (e prego quindi chi ne sa più di me di intervenire) mi pongo una domanda: perché lo Stato non paga le PMI creditrici con una parte dei BOT e dei CCT che emette (o in aggiunta a questi) ? Credo, o mi illudo di credere, che se un’azienda porta dei titoli di Stato in banca e li deposita in garanzia, dovrebbe essere più facile ottenere dalla banca dei prestiti in contanti.
Mi sbaglio? e se non mi sbaglio perché non si fa?
Forse non tutti sanno che…
Se si sono superati i settant’anni, e si deve pagare alla Posta una o più bollette intestate a sé stessi basta esibire la tessera d’identità per aver diritto a pagare solo 0.77 centesimi (tariffa agevolata) e non 1,10 euro.
- Se la vostra carta d’identità, della durata di cinque anni, è in scadenza o è scaduta da meno di sei mesi, basta recarsi presso un qualsiasi ufficio comunale e farla prorogare per altri cinque anni mediante l’apposizione di un timbro, perchè, in base all’art.31 del D. L. 25/6/2008 n.112, la validità delle carte d’identità è stata portata da cinque a dieci anni. Se la vostra carta è invece gravemente deteriorata dovrete rinnovarla come di consueto.
- Nulla è dovuto a chi si presenta a casa vostra per ritirare il vecchio elenco telefonico e consegnare quello nuovo. Sono già retribuiti dall’azienda emittente. Se volete gratificarli di una piccola mancia è solo una vostra liberalità e non un obbligo.
- Se si sono superati i sessantacinque anni si ha diritto all’ingresso gratuito in tutti i musei statali e in diversi siti archeologici.
- Su qualsiasi prodotto nuovo acquistato si ha diritto, per legge, ad una garanzia di due anni. La Apple che si era fin qui rifiutata di estendere la garanzia oltre un solo anno è stata pesantemente multata.
- Se un prodotto nuovo acquistato risulta essere manifestamente difettoso, senza alcuna manomissione da parte vostra, riportatelo al negoziante che dovrà sostituirvelo. Non cedete al suo tentativo di indirizzarvi a un centro di assistenza. E’ un vostro diritto.
- E’ in atto un grave attentato alla salute e… alle nostre tasche: la benzilpenicillina che è un farmaco salvavita per i pazienti con malattie reumatiche gravi era nella fascia A e costava 2 euro. Ora risulta passata nella fascia C con un costo di 24 euro. L’Agenzia Italiana dei farmaci che doveva intervenire su questo grave abuso non sta ancora facendo nulla.
- I caschi, obbligatori per chi usa motociclette e motorini, devono essere omologati secondo le norme ECE R22-05. Se non sono omologati non garantiscono nessuna sicurezza e possono anche fioccare le multe per chi imprudentemente li usa.
- errata/corrige: avevo erroneamente detto 65 anni per le agevolazioni postali, invece occorrono 70 anni! Chiedo scusa per la svista.
Maria Sandra Martini, l’ostaggio che non fa clamore
Copio e incollo dal quotidiano on line “La perfetta Letizia” e invito tutti gli amici blogger a ricopiare sui loro siti questo articolo di Paola Bisconti. Il mondo del Blog si è spesso attivato contro tante ingiustizie e contro tante omissioni, continuiamo così!di Paola Bisconti
Nell’oasi di Djanet, nel Sahara, non lontano dalla frontiera con il Niger, è avvenuto l’ennesimo rapimento: il 2 febbraio del 2011 Maria Sandra Martini è stata presa in ostaggio da alcuni uomini armati. Sono 13 mesi che non si conoscono le sorti della turista fiorentina. Ha 54 anni e viveva a San Casciano Val di Pesa dove lavorava presso un agriturismo: era in Africa in vacanza e avrebbe raggiunto degli amici algerini, gestori di una struttura turistica. I concittadini sono vicini ai parenti e sulla facciata di Palazzo Vecchio, nel capoluogo toscano, è stato appeso uno striscione che raffigura Maria Sandra e Rossella Urru.
Giovedi 8 marzo è stato organizzato un “blogging day” per ricordare tutti i 100 ostaggi italiani nel mondo. L’evento era una sorta di provocazione contro i media che non hanno prestato la stessa attenzione che c’è stata per Rossella Urru o altri casi eclatanti. È inconcepibile notare come il clamore mediatico possa incidere sulla liberazione di un sequestrato. La madre Fiammetta, infatti, ha deciso insieme al marito Lido, il figlio Alessio e la sorella Maria Angela di lanciare un nuovo appello. Con una voce debole e interrotta dal pianto chiede il perché di questo rapimento e mostra la speranza di riabbracciare Maria Sandra al più presto.
Andrea Ricciardi, il ministro per la cooperazione internazionale e l’integrazione, si augura di trovare al più presto una soluzione per questo caso e la Farnesina invita i parenti a non preoccuparsi. Le consolazioni, tuttavia, non sono sufficienti per placare i timori dei familiari della vittima. Maria Sandra era in compagnia di una guida turistica e di un cuoco che poi sono stati rilasciati dai rapitori. Aziz, la guida turistica, è stata addirittura arrestata perché ritenuta complice del sequestro. La notizia è stata pubblicata da Anis Rahmani, il direttore del quotidiano “Ennahar”. Ma Kherrani, direttore dell’agenzia turistica presso la quale Aziz ha svolto servizio per 16 anni, si dichiara incredulo.
Qualche settimana dopo il rapimento Al Arabiya, la tv araba, ha ricevuto un audio-messaggio dove Maria Sandra Martini diceva in lingua francese di stare bene. La sua dichiarazione è preceduta dalla voce di un uomo che in arabo afferma di detenere la donna da mercoledì 2 febbraio e che chiede che la donna possa rivolgersi al suo capo di Stato. Un altro messaggio trasmesso a maggio testimonia che la donna è ancora viva.
I terroristi appartengono ad Al Qaeda per il Maghreb islamico, un’organizzazione attiva nel Sahara algerino, dove già avevano rapito altri stranieri. Il gruppo è nato in seguito ad un conflitto tra le forze di sicurezza e i militanti islamici nel nord dell’Algeria, e le autorità li hanno intimiditi costringendoli a spostarsi: i confini ora sono diventati gli scenari perfetti per compiere i sequestri grazie all’assenza di ogni tipo di sorveglianza.
A parte ciò… madama la Marchesa…
Il mio inguaribile inveterato ottimismo sta subendo duri colpi. Probabilmente la causa sarà la mia ignoranza sui problemi dell’economia, tuttavia, pur con ogni sforzo, non sono ancora riuscito a comprendere bene come i provvedimenti governativi in atto possano ridare serenità, benessere e lavoro al nostro popolo. Mi guardo infatti intorno, do un’occhiata ai vari mezzi d’informazione, passeggio per le strade, guardo le vetrine dei negozi e mi accorgo che molti commercianti hanno chiuso, che vi sono meno auto in giro per evitare l’enorme aumento dei carburanti, che oltre ventimila aziende sono fallite, che una persona su tre è senza lavoro, che le tasse sono aumentate oltre ogni limite, che le retribuzioni e le pensioni si riducono mentre i prezzi aumentano, che la borsa crolla, che le banche non concedono più prestiti, che i mendicanti sono diventati un esercito, che arrivare con qualche soldo in tasca alla fine del mese è diventato un miraggio… e allora? Cerco di capire e mi studio i provvedimenti in atto. Vediamone qualcuno:
1) Ritorno della tassa sulla prima casa, 4 per mille, 7,6 per mille sulle seconde case ma con rivalutazione delle rendite catastali fino al 60%. Cavolo! ma quindi sulla sudatissima casa nostra pagheremo un affitto, e che affitto! ai Comuni e allo Stato?
2) Sale l’addizionale regionale irpef: l’addizionale regionale Irpef minima salirà dallo 0,9% all’1,23%. Quindi un’ulteriore trattenuta sulla busta paga e sulle pensioni.
3) Da ottobre aumenta l’IVA, dal 10 al 12% e dal 21 al 23%: quindi ogni cosa, compresi i generi alimentari, aumenterà di prezzo! (ovviamente stipendi e pensioni resteranno immutati, quindi con sempre minore capacità di acquisto).
4) Imposta sugli estratti conto C/C: gli estratti conto annuali dei conti correnti bancari postali e rendiconti dei libretti di risparmio restano tassati per 34,20 euro ma solo se la giacenza annua non sia superiore a 5mila euro. In caso contrario, e quindi se abbiamo in banca più di 5.000 euro di risparmio… BUM! a quanto arriverà questa iniqua tassa?
5) Sarà imposto un tetto agli stipendi della pubblica amministrazione che non possono superare il trattamento economico del primo presidente della Corte di Cassazione (poveretto, è quasi un mendicante), ma per le posizioni apicali possono essere previste delle deroghe (ovviamente!).
6) Taglio degli stipendi ai parlamentari: se entro il 31 dicembre di quest’anno la commissione guidata dal presidente dell’Istat non avrà terminato il suo dossier sul confronto Ue sugli stipendi dei titolari delle cariche elettive e dei vertici delle pubbliche amministrazioni, il Parlamento e il Governo assumeranno immediate iniziative per il taglio degli stipendi.( a parte il fatto che la commissione ha già dichiarato di non essere in grado di farlo, ci credete?)
7) Dimezzamento del numero dei parlamentari (ma io direi dimezziamo anche gli oltre centomila politici o politicizzati di Regioni, Provincie, Comuni, Enti pubblici, Responsabili delle USL e così via). Pare tuttavia che quel dimezzamento sia diventato solo riduzione di un terzo e, continuando così, non si farà, forse, mai.
Il problema è che, da ignorante, mi chiedo: se i nostri risparmi svaniscono, i nostri soldi si riducono, le nostre spese diventano minime, la disoccupazione aumenta, i consumi diminuiscono, la recessione aumenta e l’economia crolla, come sarà possibile ridurre il debito pubblico? Stiamo veramente per ritrovarci tutti in mutande come ha fatto la consigliera del Comune di Calenzano nella foto? Su Facebook ha spiegato: ‘Sono arrabbiata con tutti ma ora attacco questo Governo e questa manovra perché porterà l’Italia in recessione! Doveva essere fatto altro. Evidentemente Monti non è meglio di Berlusconi! Questa manovra sarebbe riuscita a tutti!’
Certo, la speranza è sempre l’ultima a morire… ma temo che la mia sia agonizzante.
A parte ciò, madama la Marchesa, va tutto ben, tutto va ben!
Pasqua 2012
Un affettuoso saluto e i miei migliori auguri di una splendida Pasqua a tutti gli amici del blog e a chiunque si trovasse a passare da qui
Arrivederci presto e… vi aspetto numerosi!













Cosa ne pensano gli amici